1 Dicembre 2022

cittapaese

Blog Giornale Quotidiano

Viterbo, vietato dai coordinatori nazionali si apre oggi il congresso provinciale di Forza Italia: Tajani anche lui “proprietario feudale” del suo partito nella città emarginata dal mondo

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Ma allora è vero che Viterbo fa storia a sè in Italia e nel mondo? Probabilmente sì,  anche a giudicare da quanto succede in questi giorni in Forza Italia: con un comunicato ufficiale i commissari del partito azzurro Carfagna e Toti lo  scorso 24 giugno annunciavano che per “dare attuazione alla linea annunciata dal presidente Silvio Berlusconi… nelle more di un proficuo confronto e della definizione dell’assetto provvisorio che dovrà portare il nostro movimento alla stagione dei congressi, i coordinatori regionali, provinciali e comunali sono pregati di astenersi dall’assumere decisioni che comportino cambiamenti negli assetti politici e amministrativi di loro competenza e di evitare lo svolgimento di congressi locali che necessariamente si celebrerebbero con regole ormai in via di superamento”. Vietato ogni congresso locale, in pratica: eppure a Viterbo oggi 19 luglio alle 17,30, “presso la Piccola Opera di Vitorchiano, strada Ortana 15, è convocato il congresso provinciale di Viterbo.

Quindi per quel che concerne il suo feudo nella vetus urbs l’ex presidente del parlamento europeo Tajani fa di testa sua e convoca i tesserati locali con le vecchie regole, senza rispettare le indicazioni nazionali; e  c’è anche un ordine del giorno e ci sono anche “le regole”: 107 voti per presentare una lista e il numero dei candidati al Comitato Provinciale “non potrà essere superiore al 40% del numero degli eligendi, pari a 21 candidati, ai sensi dell’articolo 9 del regolamento dei congressi provinciali di Forza Italia”.

Come se corresse l’anno  2010 magari, il tempo lì immobile   e il partito fosse al 30% a livello nazionale: la cosa che rattrista è che il colpo di mano Tajani e i suoi lo abbiano messo in atto solo a Viterbo, come fosse una realtà a parte dove i politici sono proprietari feudali e decidono autonomamente del destino dei loro sudditi.

Episodio che ben rende la completa emarginazione della povera malcapitata città dei papi rispetto al resto del Paese.

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