Home Politica Viterbo, Verso le comunali, “Felicetto” Fusco non nega niente a nessuno, un Si a Rotelli, un Si ad Ubertini, “tiene famiglia”
Viterbo, Verso le comunali, “Felicetto” Fusco non nega niente a nessuno,  un Si a Rotelli, un Si ad Ubertini, “tiene famiglia”

Viterbo, Verso le comunali, “Felicetto” Fusco non nega niente a nessuno, un Si a Rotelli, un Si ad Ubertini, “tiene famiglia”

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“Felicetto” Fusco, l’oste senatur  ciociaro, naturalizzatosi viterbese, è l’unico leghista che ottiene spazio sul gazzettino di lukashenko: poichè da quelle parti  non si fa nulla per niente, evidentemente ogni uscita un po’ a casaccio del senatur come dicevamo ciociaro, porta acqua e voti a Magna Canepina.

Stavolta si dice d’accordo con l’eventuale candidatura a sindaco di Rotelli (ci mancherebbe, è un politico nazionale ed il suo partito ha un forte radicamento sul territorio) e contemporaneamente conferma, se la scelta dovesse toccare a lui, di puntare su Ubertini (che ha lo stesso cognome della moglie del senatur con la quale è in qualche modo imparentato, non poteva mancare uno di famiglia) che non è amatissimo dal partito e, seppure vittima perseguitata della criminalità organizzata, è stato oggetto in passato di attentati che potrebbero ripetersi almeno come minacce e rendere poco serena la sua attività amministrativa e pertanto protagonista di cronache che per i motivi suddetti renderebbero inopportuna la sua nomina.

La sua candidatura a sindaco avrebbe ottenuto reazioni così perplesse che i boatos raccontano di un Ubertini che avrebbe cercato di ritornare a Fdi, dove però avrebbe trovato un muro invalicabile.

E’ strano che si parla sempre di politica vicina ai cittadini e poi si candida un personaggio, fior di professionista nel suo campo, per carità, ma discusso e neanche un’aquila scattante nel corso del suo mandato di assessore.

Ma Fusco tiene famiglia  e la politica dell’interesse generale, fatta per gli elettori e non per cugini, generi o altri consanguinei, non gli interessa: in tal modo è riuscito a demotivare e a sfiduciare del tutto un intero elettorato che sulla carta poteva essere vasto, entusiasta e decisivo anche a Viterbo.

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