Home Politica Viterbo-Talete, la squallida infinita telenovela della “dittatura stracciona” del Viterbistan ed il suo “divo risolutore” Giò Obbedisco Tenerone Arena
Viterbo-Talete, la squallida infinita telenovela della “dittatura stracciona” del Viterbistan ed il suo “divo risolutore” Giò Obbedisco Tenerone Arena

Viterbo-Talete, la squallida infinita telenovela della “dittatura stracciona” del Viterbistan ed il suo “divo risolutore” Giò Obbedisco Tenerone Arena

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Se il sonno della ragione genera mostri, un risveglio troppo improvviso può causare problemi a chi, grazie al sonno altrui, ha prosperato. La notizia del giorno, che non troverete su gazzettini e webgazzettini di regime, è che si iniziano a intravedere le prime crepe sul muro, innalzato e cementato a difesa dei propri personalissimi interessi, del partitone trasversal-consociativo del PD panunziano, Forza Italia e Fratelli d’Italia. La Lega salviniana, finora convitato di pietra al tavolo delle spartizioni (spoliazioni è forse il termine più esatto) della cosa pubblica, sta infatti uscendo allo scoperto, portando malumori e mal di pancia fuori dalle segrete stanze.

Il casus belli è la nomina del nuovo amministratore unico della società pubblica Talete. I salviniani locali, che la volta scorsa dopo qualche incertezza iniziale erano poi confluiti sul candidato del partitone (il dimissionario Biagio Eramo), in occasione dell’elezione di Salvatore Genova, espresso sempre dall’asse Panunzi-Battistoni-Rotelli, hanno palesato il loro dissenso astenendosi. I motivi di questa scelta li ha spiegati, sulle colonne del webgazzettino sovranista “amico”, il sindaco leghista di Tarquinia Alessandro Giulivi, uno dei pochi politici della provincia abituati a parlare in maniera chiara e diretta. Queste le dichiarazioni, difficilmente equivocabili, di Giulivi: “Non si sa come siano arrivati gli ulteriori curricula, non c’è stato bando pubblico, noi (inteso come Lega ndr.) abbiamo saputo all’ultimo minuto del nome di Genova. Inoltre non mi sembra neanche che il prescelto abbia le giuste caratteristiche per gestire l’acqua pubblica. Ha svolto altri tipi di lavoro. Avevo riproposto il vecchio consiglio d’amministrazione o comunque Bossola perché sul discorso acqua è persona tecnicamente valida. A oggi ancora non so i motivi per cui il CdA ha rassegnato le dimissioni, ragioni su cui i sindaci soci dovrebbero almeno essere edotti, però visto che tutti gli altri partiti esclusa la Lega hanno votato a favore di Salvatore Genova gli faccio un grande bocca al lupo e gli auguri.  Che tipo di mandato è stato dato a questo signore? Cioè cosa dovrebbe fare Talete da ora in avanti? Andare a cercare con la Regione e con l’Arera di creare un Ato unico regionale oppure deve cercare di rimettere in sesto la situazione economica e finanziaria ormai arrivata alla frutta, come dice anche la Corte dei conti, di questa azienda? Se avessi votato come hanno fatto gli altri sindaci non avrei rispettato il mandato ricevuto dai miei cittadini, non avrei fatto l’interesse di Tarquinia”.

Lo stesso webgazzettino sovranista pubblica oggi una breve nota in cui, forse retoricamente, si chiede come siano arrivati i curricula dei vari candidati, considerato che non esiste e non mai è esistito (parola di Giovanni Maria Arena) un bando pubblico. Ben arrivati webgazzettieri sovranisti!, verrebbe da dire. La mancanza di un bando pubblico – finalmente ci sono arrivati anche leghisti e pennaruli sovranisti –  ha come unica e sola conseguenza che alla selezione partecipano solo “gli amici di” e chi può vantare santi nel paradiso clientelare del tripartito PD panunziano, Forza Italia e Fratelli d’Italia. E’ talmente evidente che basta leggere quello che (non) scrive il webgazzettino più di regime e più letto dell’universo, che del tripartito è l’autentico house organ, per capirlo. Ma in questa brutta storia della Talete (e, aggiungiamo, della Francigena, altra società pubblica ormai di proprietà privata di Lor Signori) non c’è solo l’arroganza del potere e la malafede dei prezzolati, c’è anche la protervia dei “signorsì” che dall’alto dei loro (immeritati) laticlavi dettano risolutive soluzioni per salvare la Talete dal paventato dissesto.

Uno di questi campioni è Giovanni Maria Arena, sindaco ogni ora che passa sempre più pro tempore, che ha trovato (Eureka! Eureka! Eureka!) la ricetta giusta per la deficitaria società pubblica: “Tagliare dove possibile per dare un segnale di recupero di determinate spese che non potrebbero essere necessarie cercando così di non incidere sull’aumento delle tariffe. Mi auguro al più presto di vedere un piano economico finanziario che vada in questa direzione. Stavo leggendo che anche a Latina hanno avuto le stesse nostre difficoltà, ma recuperando determinate spese, circa tre milioni di euro, è stato possibile contenere l’aumento delle bollette di circa il 3 per cento invece che del sette”. Tagliare come, signor sindaco? Iniziamo con il licenziare la sovrabbondante schiera di parenti, amici e clientes infilati in Talete nel corso degli anni dal tripartito? O basta trovare un ufficio con un affitto più basso? Ma se il nostro beneamato sindaco ha già in mente un piano geniale per rimettere a posto i conti della Talete e scongiurare l’aumento delle bollette, che bisogno c’era di reclutare uno “straniero” per la carica di amministratore unico? Bastava affidarla a Giovanni Maria Arena, insospettato e insospettabile Super Mario Draghi stra-local.

(Peppino Pulitzer)

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