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Viterbo, “tale Lucio Matteucci”, Barelli e la psicopolizia di Zingaweb

Viterbo, “tale Lucio Matteucci”, Barelli e la psicopolizia di Zingaweb

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Che in città si aggirino occhiuti tra i profili social due psicopoliziotti è ormai noto da tempo. Quello che, almeno a noi, non era affatto noto è che il sindaco pro tempore di Viterbo, l’ineffabile Giò Obbedisco Tentenna Tenerone Arena, è al completo servizio dei due psicopoliziotti e del loro capo, ovvero il Megadirettore e Megaeditore Galattico di “Zingaweb”. Dopo il pieno successo della prima operazione di psicopolizia (le dimissioni forzate, o meglio la cacciata, di Guido Scapigliati, amministratore unico della Francigena, reo di socialidiozia), il bis era scontato. Questa volta nel mirino della psicopolizia è finito un personaggio folcloristico stra-local: “tale Lucio Matteucci”, come l’ha definito in consiglio comunale lo psicopoliziotto Barelli Laqualunque. Il reato di cui si è macchiato “tale Lucio Matteucci” è lo stesso che ha costretto Scapigliati a lasciare la carica. La socialidiozia. Un reato che, a quanto sembra, esiste ed è perseguito solo in loco. Latitando infatti da tempo procura della Repubblica e procuratore capo, ci pensa la psicopolizia, che ha assunto anche le funzioni giudiziarie, a punire chi si macchia del gravissimo reato. E così, mentre lo psicopoliziotto Barelli Laqualunque tuonava in Sala d’Ercole contro “tale Lucio Matteucci”, l’altro psicopoliziotto, lo zazzeruto Signorino Grandi Firme, formulava l’accusa contro il reprobo con l’avallo del Megadirettore e Megaeditore Galattico di “Zingaweb”. “Tale Lucio Matteucci”, “uno dei leader del movimento Viterbo civica, che ha un gruppo Facebook pubblico con oltre 11mila iscritti, nonché editore di un giornale on line e uno degli organizzatori del carnevale viterbese” (Barelli Laqualunque dixit), dopo aver partecipato il 6 aprile scorso alla manifestazione dei ristoratori davanti a Montecitorio e ai successivi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, ha scritto un post sul solito social in cui incita a “una protesta forte, e se serve anche violenta”.

Lo screenshot del post incriminato di “tale Lucio Matteucci” è stato pubblicato con grande risalto dal webgazzettino stra-local più di regime e più letto dell’universo insieme alle dichiarazioni di Barelli Laqualunque. Stesso copione, come si vede, della riuscita operazione di psicopolizia contro Guido Scapigliati. E, non a caso, anche questa volta è stato chiamato in causa il sindaco pro tempore, il quale, onorando uno dei suoi tanti veritieri nomignoli, ha risposto con un “Obbedisco!” da fare invidia a Garibaldi. Citiamo testualmente la cronaca dello zazzeruto psicopoliziotto: ““Al sindaco – conclude infine Barelli – chiedo di conoscere se sono state fatte le necessarie segnalazioni e quali atti ha intenzione di intraprendere per tutelare la città e i viterbesi da eventuali situazioni di pericolo [evidenziato in grassetto nel testo] che potrebbero verificarsi a seguito di tali atteggiamenti”. Il sindaco Arena ha affermato che interverrà”. In che modo Giò Obbedisco Tentenna Tenerone Arena interverrà?

“Tale Lucio Matteucci” non è un dirigente di una municipalizzata come lo era Scapigliati, quindi non può licenziarlo. A meno che “tale Lucio Matteucci” non sia una sorta di assessore “ombra” al carnevale viterbese, allora in questo potrebbe ritirargli la sua delega “ombra”. O Giò Obbedisco Tentenna Tenerone Arena, post incriminato alla mano, segnalerà “tale Lucio Matteucci” al prefetto, al procuratore della Repubblica, ai Carabinieri, alla P.S., alla protezione animali, ai nazisti dell’Illinois eccetera, eccetera? Certo un bel dilemma per un notorio Tentenna e Tenerone come il nostro Giò. Per la cronaca, e per rinfrescare la memoria ai tanti smemorati presenti ieri in Sala d’Ercole, aggiungiamo come nota a margine che “tale Lucio Matteucci” non è certo uno sconosciuto per politici e politicanti stra-local. Iscritto o simpatizzante della vecchia Alleanza Nazionale fu usato da ex finiani e berluscones in chiave anti Fini quando questi si ribellò a Berlusconi.

“Tale Lucio Matteucci” accusò infatti Giancarlo Tulliani, il cognatissimo di Gianfry, di essersi reso responsabile di una serie di nefandezze quando rivestiva la carica di vicepresidente della Viterbese. Per quelle accuse, “tale Lucio Matteucci” nel 2016 fu condannato in primo grado a una multa da 500 euro, una provvisionale di 10mila euro, il pagamento delle spese legali e a un risarcimento da stabilire in sede civile. Nel 2013, “tale Lucio Matteucci” è stato uno dei supporter più accaniti della lista civica “Viva Viterbo” di Filippo Rossi e Barelli Laqualunque (strano che l’esimo consigliere-avvocato non lo ricordi). Nel 2018 ha invece partecipato attivamente alla campagna elettorale della lista civica “Viterbo 2020” di Chiara Frontini. E, infine, il giornale on line di “tale Lucio Matteucci” è, almeno da un paio di anni, quasi interamente occupato dai comunicati e dagli interventi della “Lega Salvini” e “Fratelli d’Italia”. Però ieri in Sala d’Ercole, per Barelli Laqualunque, Giò Obbedisco Tentenna Tenerone Arena e tutti gli altri, l’ondivago esponente del civismo stra-local era solo “tale Lucio Matteucci”. Per parafrasare un motto (erroneamente) attribuito alla Buonanima: Tanti amici tanto disonore.

(Giorgio Orvelli)

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