Home Cronaca Viterbo, Strage via D’Amelio 28 anni dopo, l’intreccio mafia-politica che uccise Borsellino, il ricordo del Centro Ricerca per la pace
Viterbo, Strage via D’Amelio 28 anni dopo, l’intreccio mafia-politica che uccise Borsellino, il ricordo del Centro Ricerca per la pace

Viterbo, Strage via D’Amelio 28 anni dopo, l’intreccio mafia-politica che uccise Borsellino, il ricordo del Centro Ricerca per la pace

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Il 19 luglio del 1992 stavo ancora una volta cambiando casa. A quel tempo non avevo ne’ televisione ne’ radio ne’ computer (sebbene lavorassi in un settimanale che credo realizzassimo gia’ tutto su Mac portandolo in tipografia per la stampa gia’ fotocomposto). Seppi della strage da un notiziario telefonico che non so se ci sia ancora. Fu una mazzata. Credo che innumerevoli altre persone abbiano provato lo stesso sentimento. Il 23 maggio, neppure due mesi prima, c’era stata la strage di Capaci.
Ricordo insieme lo sconforto e il furore. Pensai, come tutti, che la mafia stava sterminando i migliori tra i nostri compagni che non eravamo stati capaci di difendere. E pensai, come tutti, che occorreva resistere. Pensai ai resistenti di Stalingrado che salvarono l’umanita’ dal trionfo hitleriano.
Fu Antonino Caponnetto che diede pubblica voce a quel condiviso sentire.
Dapprima con quella sua frase di sconfinato dolore, di lutto immedicabile, di disperazione abissale.
E poi con quel discorso funebre che chiamo’ l’umanita’ intera alla lotta, quel discorso funebre che ho riletto innumerevoli volte ogni volta di nuovo piangendo di commozione.
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Qui dovrei forse dire che in quegli anni anche noi a Viterbo, un ridotto gruppo di persone amiche, eravamo impegnati a livello locale nella lotta di cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano le figure piu’ rappresentative: la lotta contro il potere mafioso; e quindi contro la penetrazione mafiosa anche nell’Alto Lazio, e quindi contro il regime della corruzione e l’economia illegale del potere mafioso complici, e quindi contro il modello di sviluppo di servitu’ funzionale alla signoria territoriale dei poteri criminali, e quindi contro il cruciale versante finanziario di quel sistema di potere, e quindi contro la costellazione di poteri – occulti e palesi – e il reticolo di cointeressenze, e di subalternita’, e di rassegnazione, che fungeva da brodo di coltura e da invaso di consenso alla pervasiva penetrazione del potere mafioso tanto nella societa’ quanto nelle istituzioni.
E’ una lotta che non abbiamo mai abbandonato, ma che nel corso degli anni si e’ fatta sempre piu’ difficile, fino a chiuderci da oltre vent’anni in condizioni di effettuale isolamento, tali da cancellarne quasi la memoria al livello dei mezzi d’informazione dominanti e quindi dell’opinione pubblica sempre piu’ profondamente manipolata; sono cose che chi e’ giovane oggi non trova agevolmente su internet, dove crede di avere a disposizione tutto cio’ che c’e’ da sapere, ed invece subisce incosciente e indifeso il morso e il comando dei poteri piu’ barbari. Ma non e’ di queste vicende che qui si vuol dire.
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Qui si vuol dire invece di quanto necessario sia che la memoria della strage di via D’Amelio di cui ricorre l’anniversario – e con essa la memoria di tutte le stragi di mafia – non sia offuscata, sfigurata e tradita in una sorta di narrazione epica, di spettacolo rituale, che la falsifica e narcotizza, la respinge in un passato remoto e mitico, cosi’ occultando (e forse anche esplicitamente mirando a soffocarne comprensione e realizzazione) quali siano i compiti attuali di ogni persona di volonta’ buona cui la viva memoria di quella tragedia convoca ancora: grida sempre il sangue degli innocenti assassinati.
Qui si vuol dire che proseguire la lotta che fu di Falcone e Borsellino, e di chi cadde con loro, richiede innanzitutto un impegno nitido e intransigente nel presente, un impegno fondato su, e nutrito da, un’analisi concreta della situazione concreta: l’analisi adeguata e necessaria che svolge dagli anni Settanta il “Centro siciliano di documentazione” di Palermo a Giuseppe Impastato intitolato ed animato luminosamente da Umberto Santino ed Anna Puglisi: decisiva esperienza e punto di riferimento indispensabile di ogni riflessione e di ogni prassi che alla mafia vuole concretamente opporsi.
Qui si vuol dire che fare memoria di quelle stragi significa lottare oggi contro tutti i poteri criminali e contro tutte le stragi.
Qui si vuol dire che vi e’ un solo modo per ricordare onestamente, degnamente, le persone assassinate in via D’Amelio e con esse tutte le vittime del terrorismo mafioso: e questo solo modo e’ proseguire la lotta contro i poteri criminali, contro il regime della corruzione, contro il modo di produzione e riproduzione sociale dei vampiri, contro il “disordine costituito” dei carnefici e il comitato d’affari dei cannibali.
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Una e la stessa e’ la lotta contro il potere mafioso e per la democrazia, per la legalita’ che salva le vite, per la piena vigenza della Costituzione antifascista che he l’umanita’ denega.
Una e la stessa e’ la lotta contro il potere mafioso e per la difesa nitida e intransigente, concreta e coerente, dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Una e la stessa e’ la lotta contro il potere mafioso e per salvare dalla catastrofe l’intero mondo vivente unica casa comune dell’umanita’ intera.
Una e la stessa e’ la lotta contro il potere mafioso e contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni – il maschilismo essendo la prima radice e il primo paradigma di tutte le violenze e le oppressioni.
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Ricordare le vittime della strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, ricordare Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina, significa chiedere ancora verita’ e giustizia per tutte le vittime; significa agire qui ed ora perche’ cessino tutte le stragi, per salvare tutte le vite.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e’ il primo dovere.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la liberazione comune, per la salvezza dell’umanita’ e della biosfera.
Solo la nonviolenza, che a tutte le violenze si oppone, puo’ salvare l’umanita’ dalla catastrofe.

 

(Giobbe Santabarbara, collaboratore del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo)

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