6 Dicembre 2022

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Viterbo, storie di vita, Barbara Cozzolino, sette anni di disoccupazione imposta dal sempre meno trasparente “sistema viterbese”

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Sono sinceramente felice per la mia coetanea Giuliana Cappellaro, assunta da una cooperativa, e le auguro di tutto cuore la migliore delle fortune.

Sarei altrettanto felice se anch’io venissi assunta da qualche parte.

Oltre sette anni fa mi sono trasferita a Viterbo con la mia famiglia. Anche mio marito è disoccupato, ha tentato alcune strade ma senza successo. E abbiamo tre figli minorenni.

Potrei scrivere un romanzo sulle mie disavventure lavorative, da quando vivo qui. E ammetto di averci anche provato ma non essendo esattamente una scrittrice, mi areno dopo un po’. Ho tentato con quelle attività porta a porta dove pagano pochissimo e solo se si riesce a vendere, ma convincere gli altri della validità di un prodotto al quale io per prima non credo, evidentemente non è il mio forte; mi era stato promesso un lavoro da un personaggio cittadino, che poi si è rivelata una bufala; ho lavorato 40 giorni in uno di quei villaggi natalizi, con uno stipendio esiguo.

Dal 2017 sto tentando la strada dell’insegnamento, tuttavia la mia laurea mi da accesso unicamente alla classe di concorso A018 (filosofia e scienze umane), pochissimo richiesta nelle secondarie di secondo grado; e ho un punteggio esiguo, per aumentarlo dovrei pagarmi corsi e master. Ma per pagarmeli dovrei lavorare e avere soldi, quindi è un circolo vizioso senza uscita.

Nel dicembre 2019 mi fu comunicato di essere arrivata terza al bando di concorso per una borsa di lavoro, che mi avrebbe consentito una stage pagato di circa 3 mesi. Non sarebbe stato molto, ma forse mi avrebbe consentito di pagarmi uno di quei corsi per aumentarmi il punteggio in graduatoria. A gennaio feci il colloquio orientativo al Col, ufficio che già mi aveva seguito in questi anni senza, di fatto, riuscire a collocarmi in alcun modo. Quell’ultima volta mi sentii anche dire “non sappiamo dove collocarla, lei è troppo qualificata”. Frase che, già vent’anni fa, appena laureata, mi sentivo ripetere sovente. Al punto che spesso stilavo curriculum eliminando la laurea, talvolta addirittura il diploma di secondaria di secondo grado.
Immediatamente dopo quel colloquio, ci fu il lockdown e a settembre, dopo diverse email, scritte anche tramite Pec, al sindaco Arena e all’assessore Sberna, mi fu risposto in data 17 settembre che, attualmente, il progetto delle borse di lavoro era sospeso.

L’assessora Sberna, lo riconosco, in data 12 novembre fu molto gentile, quando sulla sua bacheca face book mi rispose  (vedi foto):

Ogni 1 gennaio mi auguro che l’anno che verrà sarà, finalmente, quello buono in cui, finalmente, avrò un lavoro e una dignità. Ieri non ho osato sperarlo ancora.

Del resto, qui in città è noto a chiunque mi conosca il mio pensiero e il mio orientamento politico e anche chi ho appoggiato nelle ultime amministrative. Non certo i vincitori ma neppure gli “uscenti”, o altri che hanno comunque ottenuto seggi. Non vorrei pensare male, ma che ci sia una correlazione? Mi auguro di no.

P.S.

Ho intenzione di inviare copia di questa lettera, oltre che ai quotidiani, anche al presidente della regione Zingaretti, al Presidente del Consiglio Conte, al Presidente Mattarella e, perché no? Anche a Papa Francesco

BARBARA COZZOLINO

Email: giavemi@gmail.com

Pec: barbaracozzolino@postecert.it

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