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Viterbo, Storia del Partito di Caffeina e della deriva monopolistica della cultura(?) a Viterbo e provincia

Viterbo, Storia del Partito di Caffeina e della deriva monopolistica della cultura(?) a Viterbo e provincia

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Quando nel 2013 si presentò per la prima volta come candidato sindaco, Filippo Rossi, che ha una considerazione di sé così alta che ogni giorno maledice Mattarella perché ancora non l’ha nominato senatore a vita, sfoderò un programma per la città di Viterbo da cui erano esenti solo i miracoli e la pietra filosofale. La sua lista civica “Viva Viterbo”, filiazione politica dell’annoso e noto Festival di Caffeina, si piazzò al terzo posto, racimolando il 12,18% dei voti. L’effetto Wanna Marchi aveva premiato l’ex missino Filippo Rossi senza però portarlo al ballottaggio, che vedeva come protagonisti i tradizionali centro-destra e centro-sinistra.

 

Dopo aver sfogliato decine e decine di margherite, soppesato lungamente i pro e i contro, il coautore di “Fascisti immaginari”, urtando la sensibilità del suo assessore alla cultura in pectore Alfonso Antoniozzi e del suo scalmanato agit-prop Lucio Matteucci, decise di allearsi con il centro-sinistra. Leonardo Michelini, il candidato sindaco del centro-sinistra, al ballottaggio sconfisse Giulio Marini, sindaco uscente di centro-destra, e Filippo Rossi passò subito all’incasso pretendendo la presidenza del consiglio comunale per sé e l’assessorato alla cultura per il fedelissimo Giacomo Barelli (bocciato dagli elettori come consigliere).

Quello che è successo dopo, dalle dimissioni di Rossi alla sostituzione in corsa di Barelli con Tonino Delli Iaconi fino alla fuoriuscita di “Viva Viterbo” dalla maggioranza un anno prima del voto, è più o meno storia nota. Quello che è meno noto, anzi ostentatamente ignorato, è l’effetto devastante che ha avuto la poco geniale idea del centro-sinistra di affidare in esclusiva quasi l’intero comparto delle manifestazioni culturali locali a Caffeina e al suo doppione politico “Viva Viterbo”.

La Fondazione Caffeina cultura non ha fatto crescere la cultura in questa città, l’ha semplicemente monopolizzata e lottizzata. Tramontato, tra debiti, carte bollate e risse da ballatoio, il piccolo impero di Filippo Rossi, Andrea Baffo & Giacomo Barelli, Viterbo ormai può contare solo su quei festival e quelle manifestazioni culturali che hanno resistito, anche a costo di essere annientate, alla deriva monopolistica caffeinistavivaviterbese. Forse è proprio da queste realtà che potrebbe ripartire una seria politica culturale. Sempre che l’amministrazione Arena sia interessata e all’altezza del non facile compito.

(Fabio Messalla)

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