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Viterbo, sospetti contagi di scabbia, isolata Rsa di Acquapendente

Viterbo, sospetti contagi di scabbia, isolata Rsa di Acquapendente

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Casi di scabbia alla Rsa San Giuseppe di Acquapendente? Al momento una diagnosi certa non c’è. Di certo, però, c’è il fatto che le visite esterne sono state bloccate per il tempo necessario a sanificare i locali. Di certo c’è anche che una paziente ha accusato prurito. Di certo, ancora, c’è che, da allora, i casi di prurito sono iniziati ad aumentare, colpendo anche gli altri pazienti. L’ipotesi di scabbia è da subito salita in cima alla lista delle possibili cause. Alcuni giorni fa, il dottor Antonio Rosatelli, nutrizionista della struttura, portando alla luce la vicenda, ha evidenziato: “La direzione sanitaria ha sottovalutato il problema, per poi chiamare il dermatologo dell’ospedale per dare un parere sulla presenza di queste eruzioni cutanee”. Evidenziando come “La diagnosi della scabbia prevede un esame accurato della pelle da parte del medico”, il dottor Rosatelli prosegue: “Andrebbero fatti prelievi dalla pelle per effettuare una biopsia”. 

Il nutrizionista, infine, evidenzia come la scabbia sia molto contagiosa “e questo – prosegue – spiegherebbe il suo diffondersi velocemente”. Fin qui Rosatelli. Nel giro di due giorni arriva una seconda nota, a firma di Fabrizio Canestri, della Rsa San Giuseppe. Canestri respinge l’ipotesi che quanto accaduto sia da “addebitare alla direzione sanitaria della Rsa” e mette in ordine cronologico gli eventi: “Una degente della Rsa ha avuto necessità di trasferimento presso la struttura ospedaliera di Acquapendente, per sottoporsi a cure specialistiche che hanno richiesto il ricovero e, al termine della terapia, veniva dimessa e rientrava nella Rsa di Acquapendente a fine dicembre 2020. A gennaio la degente iniziava a manifestare dei fastidi cutanei e per questo veniva immediatamente interpellato il competente specialista dermatologo della Asl che, visitata e monitorata periodicamente la paziente, ha sempre escluso l’infezione parassitaria e l’ha quindi sottoposta alle cure dermatologiche prescritte, rassicurando così la struttura dal rischio di scabbia. Il lento ma constante miglioramento delle condizioni della paziente rassicuravano la direzione sanitaria sulla esattezza della diagnosi che veniva messa in dubbio soltanto in data 20 maggio, a seguito di un diverso accertamento specialistico da parte di un altro dermatologo. Tempestivamente, quindi, la direzione sanitaria disponeva l’isolamento cautelare della paziente e dell’intera struttura”.

Fin qui la ricostruzione dei fatti. C’è dunque, in prima istanza, il parere di uno specialista che esclude la scabbia e a seguire un secondo parere, di un secondo specialista, che “metteva in dubbio” le conclusioni del primo specialista. La Asl, dal canto suo, ha dato indicazioni sul comportamento da seguire nel caso in cui si tratti effettivamente di scabbia. Tutti gli ospiti sono stati sottoposti alle procedure indicate.

fonte beatrice masci/  https://corrierediviterbo.corr.it/)

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