Home Cultura Viterbo, se Rossi parla e “minaccia” nuove rassegne, allora Pelliccia è un “gigante”(!!??)
Viterbo, se Rossi parla e “minaccia” nuove rassegne, allora Pelliccia è un “gigante”(!!??)

Viterbo, se Rossi parla e “minaccia” nuove rassegne, allora Pelliccia è un “gigante”(!!??)

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Dell’intervista rilasciata al suo house  organ ieri dal giornalista post-missino Rossi ci ha colpito il tono deciso, quasi “minaccioso” con cui ha promesso un caffeina revival per questa estate: come se poi di questi tempi di covid e di rassegne fosse facile ottenere finanziamenti per centinaia e centinaia di euro, nella mortifera,  e chiusa in giri strettissimi e clientelari poi,  Viterbo.

Una prova di arroganza, da parte di un uomo che ha sempre trovato la politica ben disposta a finanziare eventi che erano poi dei supermarket sciatti del libro, senza linea editoriale, puri esercizi di mainstream di provincia: e come se fosse difficile con i fondi ragguardevoli ottenuti da fior di istituzioni e privati mettere insieme due noti volti televisivi comprandoli spesso con i costi d’agenzia.

Se sei favorito dalle clientele, se schieri i tuoi uomini al fianco dei candidati proposti dai consiglieri regionali, dopo il direttore artistico non lo devi neanche fare, altro che lavorare 20 o 30 ore al giorno.

Abbiamo talvolta evidenziato alcune lacune individuate nella gestione del lato puramente artistico dell’ attività della Biblioteca Consorziale di Viterbo, ma se parla Rossi e pontifica sui gazzettini di regime,  non puoi fare a meno di pensare al lavoro enorme compiuto da Paolo Pelliccia che ha trasformato un ex rifugio per topi in una istituzione bella esteticamente, di livello metropolitano e non certo provinciale.

Un lavoro continuo di restyling, d’immagine, di livello 20 volte superiore alle rassegnucce da passeggio estivo in stile tardo veltroniano di qualcun altro: Pelliccia ha costruito qualcosa che resta e sta continuando a farlo, a piazza del teatro, con tenacia e capacità di reperire risorse non comune.

Poi certo il personaggio è spigoloso, non facile, ha le sue fissazioni (le rassegne narcolettiche di Elvira Federici), raggiunge picchi di egocentrismo notevoli a volte,  è un “irregolare”,  fatto a modo suo (un po’ troppo a modo suo).

Ma in ogni caso si è almeno guadagnato i galloni di “impiegato” serio, che lavora nell’interesse comune: altra cosa dai saltimbanchi del circolo mediatico del nulla contemporaneo.

(p.b.)

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