6 Dicembre 2022

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Viterbo, Santa Rosa, Arena non ne azzecca una, boccia la Fiera e fa disperare gli ambulanti, una pessima figura per la città

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Settembre, il mese dei rientri dalle ferie, quel periodo sospeso tra vacanze non ancora concluse e scuola non ancora partita. E’ adesso che tutte le città, grandi e piccole, rispolverano le loro tradizioni. Tutte tranne Viterbo. A guardarsi intorno, sia nella Tuscia che nel Lazio, ma allargando lo sguardo in tutta Italia, non c’è che l’imbarazzo della scelta. A Narni dopo un anno di stop torna la Corsa all’Anello. A Tarquinia si festeggia col Divino Etrusco. 

 

“A Viterbo – spiega Vincenzo Cardenia, delegato del Goia (Gruppo organizzato imprese autonome) della Fenapi – ci saranno invece 350 ambulanti e altrettante famiglie che dovranno rinunciare ai possibili guadagni che sarebbero derivati dalla fiera”. In tutte le altre città che hanno scelto di non rinunciare agli eventi (Pesaro, Senigallia e molte altre) si è optano per controlli serrati, tamponi e soprattutto green pass a portata di mano, distanziamento e mascherine, e tutto è filato liscio. Non si hanno notizie di picchi improvvisi di contagi. Viterbo no. A Viterbo niente Trasporto di Gloria, ma anche niente Trasporto in notturna senza pubblico, come proposto da Raffaele Ascenzi, niente concerti a Pratogiardino, ma a ridosso del cimitero, con tutte le polemiche del caso. E niente fiera di Santa Rosa: l’ultimo simbolo della festa del 3 settembre cancellato perché, ha spiegato il sindaco Arena, “realizzarlo al Poggino, l’unico luogo che si sarebbe prestato, sarebbe costato troppo”. Cinquantamila euro. Eppure, da mesi, ormai, si sente parlare di avanzi di bilancio e sempre da mesi si sapeva che i soldi per il Trasporto sarebbero stati risparmiati. “Quali spese – si chiedono ambulanti e associazioni di categoria – ha dovuto mai affrontare il Comune da non poter investire 50 mila euro per la fiera?”.  D’altra parte, per quanto concerne il 3 settembre vero e proprio ha dovuto far fronte solo al montaggio della Macchina davanti al Comune. Nulla in confronto alle spese che ogni anno pesano sul bilancio per l’organizzazione e lo svolgimento del Trasporto. Eppure, sostiene Arena, soldi non ce ne sono per fare la fiera al Poggino. Per quanto riguarda la sicurezza sarebbe bastato presidiare le porte di accesso alla città per controllare i green pass e contingentare gli ingressi e così non si sarebbe neanche dovuto andare al Poggino. Ma niente: la fiera non si fa e il problema è risolto.

 

“In questa circostanza Viterbo si è dimostrata una città di serie C – accusa Alessandro Gregori, responsabile dell’Anva Confesercenti, il sindacato degli ambulanti -. Noi eravamo contrari al Poggino, perché delocalizzare la fiera significa snaturarla, senza considerare le perdite economiche per alberghi, pizzerie e ristoranti. Viterbo avrebbe potuto organizzarsi come altre città: controlli dei green pass agli ingressi e mascherine. Io credo, ma è una mia impressione personale, che il sindaco, non avendo voluto fare il Trasporto, ha deciso che non si doveva fare neppure la fiera. Avrebbe dovuto giustificare con i facchini il doppio metro di giudizio rispetto ai due eventi. Due giorni fa, in poche ore, è passato dal Poggino sì al Poggino no, sostenendo che alla decisione è arrivato dopo il confronto con i dirigenti. Dunque colpa loro? Siamo alle barzellette finali”.  E di barzelletta, in qualche modo, parla anche Vincenzo Cardenia, che ripercorre le tappe che hanno portato a questa debacle. “Un mese fa – spiega – venni contattato dall’assessora alle attività produttive che mi disse: ‘Ho la maggioranza politica solo per poter svolgere la fiera in località Poggino’. Io risposi ok. Dopo cinque giorni mi richiama e dice: ‘Sono incazzata nera, la strada è tutta in salita per lo svolgimento della fiera perché la Confesercenti è contraria. Nel frattempo il sindaco azzera la giunta. Oggi apprendo che spostare la fiera è troppo costoso. Sono deluso, deluso dal pensiero che 350 ambulanti resteranno a casa solo perché la politica ha pensato ai suoi giochi di potere”. La scelta del Poggino, ora superata da quella di non fare la fiera, era stata osteggiata anche dalla consigliera del Pd Luisa Ciambella, che spiega: “Una scelta assurda che avrebbe scoraggiato gli operatori. In moltissime città italiane gli eventi tradizionali si sono tenuti, andare a colpire nuovamente un settore già stremato dalla crisi come quello degli ambulanti mi lascia perplessa”. 
A ben vedere, forse, alla base del problema-fiera c’è la scarsa sensibilità di questa amministrazione nei confronti degli ambulanti. Risale a due anni fa la polemica seguita alla scelta del Comune di spostare il mercato settimanale in altre sedi, restituendo il Sacrario alle auto. Purtroppo, mesi di cronaca nera ci dicono che il Sacrario è stato restituito non solo alle auto ma anche a gruppi di persone che sostano da mattina a sera nella zona con bottiglie di alcol e spesso droga. Il mercato settimanale, almeno per un giorno, riusciva invece a far tornare in zona espositori e clienti. (fonte beatrice masci/  corrierediviterbo.corr.it).

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