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Viterbo, Ritratti, Filippo Rossi e Barelli La Qualunque, due perdenti di (in)successo

Viterbo, Ritratti, Filippo Rossi e Barelli La Qualunque, due perdenti di (in)successo

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Quando ancora i sondaggi non fotografavano o orientavano le intenzioni di voto degli italiani, c’era un metodo infallibile per sapere, la sera stessa dello spoglio delle schede elettorali, chi aveva vinto e chi aveva perso le elezioni nazionali. La funzione di termometro degli orientamenti politici o di sondaggio sui generis era assolta dal comune ligure di Lavagna, i cui risultati elettorali locali corrispondevano quasi esattamente a quelli nazionali. Da qualche anno a questa parte per sapere chi ha perso le elezioni, e di conseguenza chi le ha vinte, basta seguire le candidature o le dichiarazioni di voto di due illustri rappresentanti della politica stra-local come Filippo Rossi e Barelli Laqualunque.

Negli anni 10 di questo secolo i due caffeinisti-vivaviterbicoli sono stati infatti i testimonial di almeno due partiti che sono defunti senza lasciare nessun rimpianto negli italiani. Nel fatale 2013, l’anno che secondo commentatori e analisti non proprio lucidi doveva segnare la fine di Berlusconi e del berlusconismo, i dioscuri della Cultura Caffeinista con due “c” maiuscole, dopo aver saltabeccato di partito in partito (prevalentemente di centro-destra), si ritrovano uniti nella lotta in quella che alcuni miopi, più che visionari, vedono come l’unica alternativa al centro-destra e al centro-sinistra, ovvero il rassemblement centrista guidato dal presidente del consiglio uscente Mario Monti. Filippo Rossi e Barelli Laqualunque, teorici del dell’opportunistico detto “piatto ricco mi ci ficco”, si imbarcano con convinzione nell’armata Montileone, che aggrega gli ex destristi di Gianfry Fini, i montezemoliani, i casinisti (nel senso di seguaci di Pierferdy Casini) e frattaglie varie. Barelli Laqualunque prima diventa responsabile provinciale dell’associazione Italia Futura di Luca Cordero di Monzemolo e poi si presenta come candidato alla Camera dei deputati nelle file della lista “Scelta civica con Monti per l’Italia”.

Filippo Rossi, invece, si ritaglia il ruolo di front man televisivo e ideologo del montismo dopo esserlo stato, in maniera a dir poco petulante e fastidiosa, del finismo. Ma la fortuna non arride all’armata Montileone che, oltre a incassare un risultato elettorale molto inferiore alle aspettative, nel giro di pochi mesi si dissolverà nel nulla senza lasciare alcun rimpianto nei pochi eletti ed elettori. A quasi dieci anni e un paio di gabbane (il PD renziano e la lista +Europa di Bonino e Tabacci) di distanza, i dioscuri della Cultura Caffeinista con due “c” maiuscole ancora insistono con la politica politicante. Filippo Rossi, che nei suoi sogni più psichedelici si immagina come un novello Cavour, ha fondato un partitino denominato, chissà perché, la “Buona Destra” che, se non fosse per la pubblicità di qualche giornalista amico (e vecchio ospite di Caffeina) e dei “Riceviamo e pubblichiamo” di “Zingaweb”, sarebbe un oggetto misterioso per il 100% degli italiani.

Grazie a Aldo Cazzullo, la7 e il Megadirettore e Megaeditore Galattico invece lo è solo per il 99,9%. Barelli Laqualunque, dal canto suo, ha aderito al movimento Azione dell’ex ministro Carlo Calenda, che dell’armata Montileone, in qualità di braccio destro di Montezemolo, fu uno degli strateghi. Filippo Rossi e Barelli Laqualunque, due perdenti di (in)successo distruttori seriali di partiti.

(Davide Mametti)

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