30 Settembre 2022

Blog Giornale Quotidiano

Viterbo, regime in Tuscia, la dittatura di Lukashenko Cimino, populista-liberista del Pd lontanissimo dalla cultura della sx democratica

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La sinistra e il csx viterbesi sono sempre stati un ginepraio di tensioni e lotte intestine infinite, ma il dibattito democratico non era sin qui mancato: ora, da quando c’è la monarchia assolutista di Lukashenko Cimino le cose sono cambiate, si leva sempre e solo una voce, la sua. Un comportamento dittatoriale che ha in pratica cancellato la sinistra riformista dalla Tuscia (quest’ultima diventata nel frattempo bielotuscia).

Lukashenko Cimino, all’anagrafe Enrico Panunzi, uomo solo al comando dell’intera provincia viterbese, è un ex comunista anomalo: nasce imprenditore infatti (castagne, nocciole) e arriva  alla politica ben dopo i 40 quando viene eletto consigliere in provincia, nel 2013, con il benestare di Fioroni e Sposetti, capi storici del csx viterbese.

Da allora assume il comando totale di un Pd già messo male ad identità qui a Viterbo, dimenticandosi completamente di chi lo aveva aiutato a salire la gerarchia del partito e costituendo nello stesso un gruppo suo di potere autonomo clemente con i baciapile e gli organici, spietato e “guerrafondaio” con i dissidenti (v. Asl e giornali)  che esclude da ogni finanziamento regionale e intorno a cui fa terra bruciata,

Cittapaese.it per non essersi mai piegato ai suoi desiderata, è stato escluso da ogni bando di concorso pubblico e privato, ma di questo parleremo un’altra volta.

Panunzi poi furbescamente prima delle scorse comunali fa un patto di non belligeranza con i  capi del cdx che lo adorano come un amico collega di partito: poi comincia con una infinita politica degli annunci tramite il suo webgazzettino di fiducia cui non fa mancare, tra l’altro, generose pubblicità regionali. Zittisce ogni possibile opposizione interna alzando la voce, fino ad arrivare ad imporre, senza primarie e senza dibattito interno, la candidatura a sindaco della sua pupilla “Tronky” Troncarelli.

Lukashenko Cimino è un vero dittatore che non c’entra niente con le tradizioni gloriose della sinistra democratica italiana: liberista sfrenato, monopolista, populista dedito alla pratica della concessione ai suoi  devoti, è un politico fuori del tempo, figlio della tuscia più feudale e arretrata.

E’ riuscito ad eliminare il dibattito non solo nel pd, ma in tutto il panorama cittadino con la logica dei favori e dell'”a fra che te serve”: si scrive Lukashenko Cimino, si legge Sbardellenko del terzo millennio.

ps resta incomprensibile come il presidente della regione Zingaretti, con lui nella foto sopra, resti impassibile dinanzi ad una simile accelerazione autocratica

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