Home Cronaca Viterbo, Provincia, tabaccaia non versa i proventi del gioco e mette da parte quasi 100mila euro, condannata a due anni di carcere
Viterbo, Provincia, tabaccaia non versa i proventi del gioco e mette da parte quasi 100mila euro, condannata a due anni di carcere

Viterbo, Provincia, tabaccaia non versa i proventi del gioco e mette da parte quasi 100mila euro, condannata a due anni di carcere

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Come scrive Valeria Terranova sul Corriere di Viterbo di oggi: ” tabaccaia omette il versamento dei proventi del gioco del 10eLotto e viene condannata a 2 anni di reclusione per peculato continuato. Si tratta della titolare di una ricevitoria dell’Alta Tuscia che nell’aprile del 2012 accumulò circa 95 mila euro, somma che in realtà avrebbe dovuto pagare all’erario.
Questo importo dovuto alle casse dello Stato viene denominato Preu, ovvero prelievo erariale unico, e consiste in una percentuale che viene applicata, in base a delle aliquote non fisse (probabilmente destinate ad aumentare a breve a seguito della prossima approvazione della nuova Legge di Bilancio) sulle vincite provenienti da slot machines o da giochi quali 10eLotto e simili in quanto dotati di un attestato di conformità rilasciato dal ministero dell’Economia e delle Finanze, in particolare dall’amministrazione autonoma dei Monopoli e molti di questi devono essere obbligatoriamente collegati alla rete telematica e serviti da un sistema di elaborazione e controllo”.

Il Corriere di Viterbo poi conclude: “ll proprietario dell’attività dunque è tenuto a comunicare le cifre giocate e registrate dal sistema di contabilità entro un certo periodo di tempo. Infatti, il ricevitore dal momento che il gioco è gestito direttamente dallo Stato attraverso i Monopoli viene considerato incaricato di pubblico servizio. Proprio lo scorso febbraio anche le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno fatto chiarezza riguardo i diversi orientamenti giurisprudenziali in merito al reato di peculato perpetrato dal gestore di ricevitorie o apparecchi da gioco, sentenza a cui ha fatto espresso richiamo il pubblico ministero Eliana Dolce durante la requisitoria. Il pm ha ritenuto provata la responsabilità penale della donna, sostenendo che il blocco del sistema che aveva fermato le operazioni in corso a distanza di una settimana provvedendo a segnalare in ritardo l’anomalia in questione, tuttavia non abbia inciso sulla sussistenza del reato.

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