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Viterbo, Provincia, Coronavirus, “Sindaci nell’emergenza”, cittapaese.it incontra il primo cittadino di Valentano Stefano Bigiotti

Viterbo, Provincia, Coronavirus, “Sindaci nell’emergenza”, cittapaese.it incontra il primo cittadino di Valentano Stefano Bigiotti

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Come stanno affrontando l’emergenza covid singolarmente i sindaci della Tuscia? Cittapaese.it  oggi inizia un viaggio nei vari comuni della provincia per ascoltare la voce dei primi cittadini al riguardo; il primo che abbiamo incontrato il sindaco di Valentano Stefano Bigiotti.

 

  • 1) Cosa le ha dato e cosa le ha tolto questa emergenza a livello personale, professionale e amministrativo?

Quello che stiamo attraversando non è un momento semplice. Probabilmente siamo chiamati a gestire la questione economica, sanitarie e sociale più complessa mai vissuta dall’Italia dal Dopoguerra, un’emergenza che ha richiesto sforzi importanti per assicurare i servizi al cittadino malgrado le difficoltà connesse al nemico invisibile che si sta combattendo. Non nego che il continuo stress a cui sono sottoposti tutti i Sindaci in questa delicata fase non abbia comportato per tutti la perdita del sonno, come non posso nascondere il tremore ai polsi che si ha ogni qual volta si legge un bollettino sanitario con i nomi dei propri concittadini disposti in quarantena fiduciaria o in attesa dei risultati del tampone. Ogni volta che entro in ufficio e attraverso la piazza di Valentano con tante serrande abbassate è un colpo durissimo al cuore.
Ma questa esperienza, che necessariamente coinvolge tutta la collettività, ha messo in luce quanto di bello e positivo esiste e resiste nelle nostre piccole comunità. A prescindere dal lavoro in trincea “no stop”, svolto oramai da quasi due mesi, resta un enorme senso di orgoglio per le azioni di generosità e solidarietà di cui sono stati capaci tanti anonimi cittadini, resta un senso di comune appartenenza che ci dà speranza e ci stimola a fare sempre di più e meglio per il paese. Anche in questa emergenza Valentano si è contraddistinto per senso di responsabilità e consapevolezza nei comportamenti, di questo non posso che essere grato ai miei concittadini.

2) Quali sono i reali problemi che un amministratore locale si è trovato a dover risolvere, all’atto pratico a suo avviso  sottovalutati nei DPCM emanati dal Governo centrale?

I problemi purtroppo sono molti e complessi. L’obbligo previsto dalle più recenti misure adottate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel dover assicurare la modalità di “lavoro agile” a tutti i dipendenti in servizio presso le P.A. ha fatto emergere tutta l’inadeguatezza di un sistema di telecomunicazioni ancora troppo arretrato nelle aree interne del Paese; criticità obiettiva che limita fortemente le possibilità di uno smart work da remoto, quando non presenti nel territorio linee di trasmissioni dati pertinenti alle concrete necessità inerenti la normale prestazione di servizio dei dipendenti degli enti locali. Questione che diviene ancor più preoccupante, se congiunta inoltre alla mancata dematerializzazione dei documenti amministrativi, il cui obbligo non pare essere stato ancora pienamente recepito da una larga maggioranza di Enti, tradizionalmente abituati all’utilizzo immediato di carta e faldoni mai dismessi e per certo non accessibili se non direttamente presso le Case Comunali. L’esiguità delle piante organiche attualmente in forza ai piccoli Comuni rappresenta un ulteriore e non trascurabile criticità, proprio in ragione dell’attuazione del combinato disposto tra gli obblighi pertinenti il lavoro agile e la garanzia continuativa dei servizi “indifferibili” propri dell’Ente. L’attuale condizione emergenziale ha fatto inoltre emergere con
evidenza le difficoltà che i Comuni incontrano nel fornire tempestive risposte ai cittadini, in merito al continuo aggiornamento delle disposizioni normative attualmente in recepimento, quando, in assenza di comprovate qualifiche professionali nella pianta organica disponibile, è l’organo di Giunta che deve sostituirsi alle figure dirigenziali. Criticità condivise con gli altri Sindaci che, in qualità di membro del Direttivo Regionale ANCI Lazio, ho voluto sottoporre al Presidente Varone al fine di sensibilizzare i più alti organi di Governo sulla reale condizione dei territori. Troppo spesso Roma è lontana dalla provincia. Se il Comune di Valentano ha potuto garantire una buona continuità dei servizi al cittadino lo si deve solo alla buona volontà del personale che non ha mai fatto venir meno il lavoro dei propri uffici. Sono grato all’agente Ceccarelli e ai Responsabili del servizio Devoti, Zapponi e Pagliaccia per la professionalità e l’attaccamento dimostrato nei confronti dell’ente.

3)Durante la fase 1 ha dovuto mettere in campo misure straordinarie oltre a quelle previste?

Sicuramente abbiamo dovuto ripensare integralmente le priorità e le attività della macchina amministrativa. Il lockdown ci ha sorpreso mentre si stavano avviando finalmente i cantieri di opere
pubbliche importanti, come il progetto di riqualificazione delle aree prospicienti il poliambulatorio Asl, i lavori di efficientemento della scuola per l’infanzia prossimi alla conclusione, il restyling dell’area tennistica, il campo da calcetto in zona Acquaiela, il restauro dei giardini di San Martino solo per citarne alcune. La complessa organizzazione che avevamo messo in campo per garantire uno sviluppo urbano importante ha lasciato spazio alla distribuzione di mascherine e presidi sanitari, variando in maniera significativa il modo di lavorare. Alla turnazione del personale negli uffici ha corrisposto una continua attività di sanificazione dei luoghi pubblici e ad uso comune. Abbiamo avviato l’attività del servizio domiciliare di consegne per farmaci e generi alimentari grazie ad un lavoro costante dei volontari di Protezione Civile e Croce Rossa, persone straordinarie che si sono mese a servizio dei cittadini per giorni e giorni. Grazie al loro contributo siamo
riusciti a distribuire quasi 5000 mascherine a nuclei familiari, servizi essenziali, attività commerciali, forze dell’ordine e uffici pubblici, recapitando anche pacchetti personalizzati a chi è affetto da malattie croniche o immunodepressione. Abbiamo attivato un’app dedicata per smartphone e tablet –MyValentano- per facilitare la comunicazione delle disposizioni normative ai cittadini, garantendo aggiornamenti in tempo reale e cercando di assicurare un’informazione corretta e costante. Abbiamo consegnato appositi saturimetri ai medici di base e all’infermiera del poliambulatorio Asl, raccolto e distribuito pacchi alimentari e erogato quasi 25.000 euro in buoni spesa multiuso ai richiedenti. Abbiamo fatto tutto quanto in nostra facoltà per non lasciare indietro nessuno in un impegno quotidiano. Personalmente mi sono attivato attraverso i canali ANCI per garantire un aggiornamento di norme e interpretazioni continuo a tutti i
colleghi della Provincia a qualsiasi ora del girono o della notte. L’Assessore Bordo con me ha aiutato i volontari nella distribuzione dei DPI. L’impegno che prima era orientato alla programmazione dell’ente è oggi rivolto quasi esclusivamente al sostegno dei cittadini. In questa fase è fondamentale fare squadra.
Mi piace pensare che oltre alla fortuna questa serie di azioni abbia contribuito in minima parte a garantire la salute della collettività. Se oggi Valentano è tra i soli 17 Comuni della Provincia a non aver avuto casi positivi lo si deve all’impegno delle tante persone che non hanno mai smesso di lavorare e ai comportamenti egregi dei nostri concittadini.

4) È iniziata la fase 2. Secondo lei questa fase segna davvero l'inizio di una ripresa?

Lo spero, ma non credo alle false chimere. La strada è lunga e veramente complicata. Le stime sulla caduta del PIL non rassicurano, i bilanci comunali sono a rischio a causa del mancato versamento delle imposte. Si è avviata una strada di sperimentazione per una convivenza con il virus e spero che a breve si possa tornare a vedere le serrande alzate per le tante attività ancora sospese. Sono cosciente delle problematiche sanitarie in corso e non bisogna omettere ogni forma di prudenza, ma due mesi senza lavorare sono veramente troppi. Spero che il Governo sia cauto nel definire i prossimi step e non ci siano ricadute importanti, ma confido nel buon senso delle Istituzioni nel garantire il diritto al lavoro delle persone. Roma dovrebbe ascoltare maggiormente il territorio e comprendere la reale condizione di chi, ad oggi, ancora non può esercitare la propria professione. Occorre in questa fase che il Governo dia certezze e individui un orizzonte compito. Me lo ripeto come fosse un mantra, “ce la faremo”. Ma a quale prezzo?

 

(veronica ruggiero)

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