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Viterbo, Provincia, ai partiti non piacciono i sindaci “civici”

Viterbo, Provincia, ai partiti non piacciono i sindaci “civici”

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Nell’ottobre scorso, Massimo Paolini, sindaco di Montefiascone dal 2016, è stato colpito da una mozione di sfiducia a pochi mesi dalla fine della consiliatura. Pochi giorni fa, la stessa sorte è toccata ad Angelo Giuliani, sindaco di Orte, anche lui sfiduciato a pochi mesi dalle elezioni. In entrambi i casi, i due primi cittadini sono stati sfiduciati con apposite mozioni che recavano anche le firme di consiglieri della loro stessa maggioranza. Prima di loro, pur non essendo stato formalmente sfiduciato, aveva deciso di abbandonare la carica per motivi sia politici che personali, appena un anno dopo l’elezione, Franco Caprioli, un indipendente (in quota Lega Salvini) eletto sindaco con una coalizione di centro-destra a Civita Castellana.

Masochismo politico? No: calcoli machiavellici. I partiti, che per vincere si erano infatti affidati a degli outsider molto stimati ed apprezzati dalla comunità, si riprendono con prepotenza lo spazio che credono sia di loro esclusiva pertinenza. Nel capoluogo è successa la stessa cosa, anche se sul versante di centro-sinistra (Paolini e Giuliani sono stati infatti eletti con coalizioni civiche che comprendevano anche partiti di centro-destra), con Leonardo Michelini, che si trovò a fare i conti prima con la disintegrazione della sua lista civica e poi con le smodate pretese del (finto) civico Filippo Rossi, a cui sciaguratamente si accodarono un po’ tutti i componenti e i partiti di quell’eterogenea maggioranza.

In tutti i casi elencati, il carisma, l’indipendenza e, soprattutto, l’essere al di fuori dei do ut des e dei ricatti (politici) di questi sindaci “civici” costituiscono un problema enorme per i partiti. Rispettare leggi e procedure, e impedire grossolani “assalti alla diligenza” sono visti con sospetto quando, come nel caso di Orte, grazie all’Alta Velocità si prevede un grande ritorno economico per il territorio.

Quindi i partiti sfiduciano i primi cittadini troppo indipendenti, i politici non di professione, e li sostituiscono con i loro fedelissimi. Dove c’è una briciola o una torta da dividere, l’adamantino sindaco “civico” è fuori posto. Per fermare l’ingordigia dei partiti, il cittadino ha una sola arma, che può essere micidiale. Il voto. Lo conceda a chi difende gli interessi della propria comunità.

(fabio messalla dalla tuscia)Vitr

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