Home Politica Viterbo, Progetti, cultura? Tanta vanagloria e un po’ di “fazismo di piazza”, ecco cosa ha lasciato Caffeina a Viterbo
Viterbo, Progetti, cultura? Tanta vanagloria e un po’ di “fazismo di piazza”, ecco cosa ha lasciato Caffeina a Viterbo

Viterbo, Progetti, cultura? Tanta vanagloria e un po’ di “fazismo di piazza”, ecco cosa ha lasciato Caffeina a Viterbo

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Filippo Rossi, profondo conoscitore dell’opera omnia di J.R.R. Tolkien, ha sempre immaginato i viterbesi, anzi i viterbicoli come tanti signori degli anelli. Al naso. Secondo la vulgata filipporossiana, Viterbo, se non fosse stato per Caffeina, non avrebbe mai neppure conosciuto il significato della parola Cultura. Prima e dopo di lui, signori degli anelli al naso, uomini di Neanderthal, ominidi e il diluvio. Sarebbe troppo facile replicare in questa sede, sia al signor Rossi che a quella minoranza rumorosa di viterbesi dell’ultima o della venticinquesima ora che lancia infuocati anatemi contro i bifolchi viterbicoli e le loro bifolchissime tradizioni, che questa città e questa provincia sono cariche di Storia, Arte e Cultura con le maiuscole.

Sarebbe ancor più facile citare tutti gli scrittori e i registi che hanno scelto questa città e questa provincia come scenario per le loro opere. Sarebbe infine estremamente facile ricordare come in tempi neppure troppo lontani i simposi culturali di questa città e di questa provincia ospitavano, tanto per citare i primi due nomi che ci vengono in mente, personaggi come Rafael Alberti e Sebastian Matta. E, inoltre, convegni, mostre, eventi e festival di risonanza quanto meno nazionale. Se non si conosce Storia, Arte e Cultura di una terra, di qualsiasi terra, è sbagliato, se non addirittura idiota, trinciare giudizi snobistici.

Ma Filippo Rossi e i suoi fan cosmopoliti sono fatti così, a loro basta un “maddeche” per respirare l’aria della Cultura più esclusiva e internazionale. Malgrado l’ottundente anello al naso, tuttavia anche il bifolco viterbicolo, nel suo piccolo, (non) si inxxxxx, bensì (“ma bensì”, come scriverebbe il coltissimo “rappresentante istituzionale della Compagnia del Teatro”) si pone una serie di bifolchissimi interrogativi. Non diciamo tra un secolo, ma tra dieci anni qualcuno si ricorderà di Caffeina? Quella che Filippo Rossi & Co. pomposamente definiscono una manifestazione culturale ha contribuito in qualche modo a far crescere la domanda di cultura a Viterbo e provincia?

Le piazze semivuote o semipiene che nel corso degli anni hanno ospitato le presentazioni di libri, libretti e libercoli (una novità assoluta per Viterbo e provincia), le esibizioni di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, e le tante e ben retribuite comparsate di personaggetti televisivi e paratelevisivi, hanno forse trasformato i bifolchi viterbicoli in tanti postillatori di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust? Cultura vuol dire copiare la formula (in italiano format) di Fabio Fazio e installarla a piazza San Lorenzo? Cultura vuol dire violentare il centro storico con pacchiani manufatti in legno stile western, totem (purtroppo senza tabù), casette e bancarelle? Senz’altro sbaglieremo (in fondo siamo anche noi dei poveri bifolchi viterbicoli), ma Caffeina in queste bifolchissime contrade non ha lasciato niente, creditori inferociti a parte, e, gattopardescamente parlando, non ha cambiato niente.

(Fabio Messalla)

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