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Viterbo, politica e conflitti d’interesse: il sempre più attuale caso  Barelli

Viterbo, politica e conflitti d’interesse: il sempre più attuale caso Barelli

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Quando si parla di politica e conflitti di interesse, il nostro pensiero, chissà perché, non va all’ultraottuagenario Silvio Berlusconi, bensì all’avvocato-politico-intellettuale della Magna Canepina Giacomo Barelli. Siamo degli inveterati provinciali, lo confessiamo, però è così, non possiamo farci niente. Tra il Bunga Bunga Party e il Caffeina Party, optiamo per il fenomeno politico-culturale che conosciamo meglio. Tanto più che, a parte questo sito e un paio d’altri ormai defunti o dediti a coinvolgenti narrazioni marittime, dei conflitti di interesse del neosegretario di “Azione” i gazzettini e webgazzettini più letti e più di regime dell’universo non si occupano affatto. Per loro è più conveniente e soprattutto più redditizio parlare dell’elefante, ricevere e pubblicare le veline del politicante di turno, vestirsi alla tamarra o intervistare l’onorevole Sgarbi.

E allora, una tantum, tacciano i tromboni e fiato alle trombe. Siore e siori, gentili lettrici e lettori, ecco a voi il Caso Barelli. Viterbo, A.D. 2013, la coalizione di centro-sinistra supportata dalla lista civica Viva Viterbo di Filippo Rossi vince le elezioni comunali al secondo turno. Il leader vivaviterbicolo Filippo Rossi, novello Caligola stranamente sprovvisto di equini, al posto del cavallo nomina assessore alla Cultura il suo fedelissimo avvocato e braccio destro Giacomo Barelli. Per una strana coincidenza, Filippo Rossi ha inventato la manifestazione culturale Caffeina, che da qualche anno movimenta o affligge (secondo i punti di vista) le estati dei viterbesi, e Giacomo Barelli è uno dei soci della Fondazione Caffeina Cultura che organizza la sunnominata manifestazione. Qualcuno lo fa notare e Barelli, che non a caso è Presidente dell’Osservatorio della Legalità di Viterbo, si dimette dalla Fondazione Caffeina Cultura. Ma la forma, come avrebbe detto Longanesi, Oscar Wilde o Giulio Andreotti (scegliete quello che più vi aggrada), non è la sostanza.

Subito dopo la nomina dell’occhiuto osservatore legalitario viterbicolo, un folto gruppo di operatori culturali indirizza al sindaco Leonardo Michelini questo appello: “Egregio sindaco, in quanto rappresentanti di alcune delle realtà culturali ed associative che operano nel territorio di Viterbo, ci sentiamo in dovere di chiederle con forza chiarimenti sulla delega alla Cultura assegnata all’avvocato Giacomo Barelli. Si tratta, a nostro avviso, di un evidente affronto alla città e alla sua dignità culturale e a quanti tra noi in buona fede le hanno accordato un sostegno immaginando un’inversione di rotta nelle politiche culturali a Viterbo. Nulla di personale nei confronti dell’avvocato Barelli, ma con questa nomina si pone un serio problema di conflitto di interessi e si viene a determinare una situazione per cui Viva Viterbo, che ha alla sua testa Filippo Rossi, il quale pochi giorni fa si è presentato alla conferenza come direttore artistico di Caffeina, dovrebbe valutare della bontà artistico-culturale di Caffeina stessa, assegnando fondi e benefici all’iniziativa. Chiediamo quindi di rivedere questa decisione, disponendo il ritiro della delega in modo che questa vistosa anomalia cessi immediatamente. E’ il primo, e se non dovesse cambiare la situazione, anche l’ultimo, atto di fiducia che come operatori culturali facciamo nei suoi confronti sperando che quanto da lei disposto sia soltanto il frutto di un clamoroso abbaglio”.

Il sindaco sostanzialmente ignora l’appello e Barelli rimane al suo posto. Tempo pochi mesi e, complice qualche scivolone dell’assessore vivaviterbicolo (do you remember il Festival delle Luci?), Michelini cambia idea: la delega alla Cultura è assegnata all’ex confindustriale Tonino Delli Iaconi e al caffeinista Barelli come “premio di consolazione” spetta l’assessorato allo Sviluppo Economico. Da notare che fino al 2017, data in cui i vivaviterbicoli escono dalla giunta di centro-sinistra per rifarsi una verginità in vista delle elezioni del 2018, il vecchio Festival di Caffeina e il più recente Caffeina Christmas Village continuano a crescere e a prosperare anche grazie al disinteressatissimo aiuto dell’amministrazione comunale di Viterbo.

Nel 2018, le elezioni comunali sono vinte dalla coalizione di centro-destra, con cui Filippo Rossi & Giacomo Barelli, a causa di un veto posto dalla Lega Salvini, non sono riusciti ad allearsi. Barelli subentra come consigliere comunale al dimissionario Rossi e subito inciampa, pur essendo schierato all’opposizione, in un clamoroso conflitto d’interessi.

Il nuovo sindaco Arena, considerata la manifestazione di interessi da parte di una società, decide di indire un bando per l’assegnazione del Christmas Village. Viva Viterbo-Caffeina Party, che considera il Christmas Village un suo monopolio, non ci sta e apre un contenzioso legale con la società Fantaword che ha regolarmente ottenuto la gestione del villaggio natalizio. E qui entra in ballo, in maniera irruenta, il consigliere-avvocato-caffeinista Barelli.

Nel dicembre 2019, la società Fantaword presenta infatti una denuncia alla procura della Repubblica di Viterbo e un esposto in prefettura e in comune contro Giacomo Barelli.

Nella denuncia e negli esposti, la società chiede di verificare se esistono gli estremi per sollevare il conflitto d’interesse e avviare l’iter di decadenza del consigliere. Le vicende contestate sono essenzialmente due. “Una – si legge in una coeva cronaca del “Corriere di Viterbo” – riguarda un’istanza di accesso agli atti (17 novembre 2019) fatta da Barelli come consigliere comunale che gli avrebbe permesso di portare in tribunale a Roma dei documenti che come legale non avrebbe potuto avere. […] I documenti presentati da Fantaworld per partecipare alla gara del Comune di Viterbo sarebbero stati utilizzati da Fondazione Caffeina nel contenzioso giudiziario […], ma non avendo partecipato alla gara non avrebbe avuto alcun diritto a richiederli e ad ottenerne copia. L’avvocato Barelli – secondo Fantaworld – ha usato deliberatamente la propria qualifica di consigliere comunale al solo fine di conseguire, per sé, la moglie e i clienti, un’utilità ingiusta ed eterogenea rispetto al ruolo pubblico”.

A questo primo esposto, la Fantaword ne fa seguire, a inizio gennaio 2020, un secondo: “Si sottopone all’attenzione del Comune un fatto successivo alla presentazione dell’esposto del 18 dicembre, finalizzato alla verifica della compatibilità tra la professione svolta dall’avvocato Giacomo Barelli nell’interesse di Fondazione Caffeina e il suo ruolo di consigliere comunale, ai fini della sua pronuncia di decadenza. Prima che il consigliere Barelli conoscesse il fatto della presentazione dello stesso esposto, in data 21 dicembre 2019 rilasciava una lunga intervista a Tusciaweb per commentare a caldo l’esito della controversia tra Fondazione Caffeina e Fantaworld, decisa con l’ordinanza del 19 dicembre 2019 del Tribunale di Roma, presso il quale – come si ricorderà – erano stati prima esibiti e poi depositati in giudizio i documenti ottenuti dall’avvocato Giacomo Barelli spendendo la sua qualità di consigliere comunale mediante l’istanza di accesso agli atti del 14.10.2019.

In questa intervista da un lato il consigliere Barelli ribadisce e confessa di essere il legale di Fondazione Caffeina e di Filippo Rossi, affermando testualmente che il tribunale ha ritenuto non dimostrata l’originalità del format. Una decisione che arriva a tempi ampiamente scaduti, quando ormai le festività con annessi e connessi sono entrate più che nel vivo. E’ andata male, mi dispiace, non condivido. Ma non è più né attuale, né necessario. Dall’altro lato, per cercare di difendere anche fuori dell’aula di giustizia la posizione della sua cliente Fondazione Caffeina – che si era vista sconfessare l’assunto di creatività e originalità del format legato all’allestimento del precedente villaggio natalizio – si scaglia contro la sua città e contro il Comune, di cui sembrerebbe dimenticarsi per un attimo di essere consigliere.

Usa la sua qualifica di avvocato per fare pressione sullo stesso Comune, attaccando pubblicamente la giunta Arena colpevole solo di aver rispettato la legge, mettendo a bando gli spazi pubblici per organizzare il Christmas Village 2019/2020 a fronte di una pluralità di richieste degli stessi spazi attraverso l’avviso pubblico del 3 ottobre 2019. Quel bando che – per inciso – era stato impugnato al Tar da Fondazione Caffeina con il patrocinio dalla moglie dell’avvocato Barelli, avvocato Dominga Martines, insieme ad altri legali, con ricorso contro il Comune e Fantaword poi ritirato per motivi che, secondo alcune voci, sembrerebbero di carattere amministrativo.

Ebbene, in questo perenne conflitto di interessi, in questo macroscopico corto circuito tra interesse personale e pubblico, nella medesima intervista Barelli aggiunge: Valuteremo se fare appello, ma ormai è superfluo, è venuto meno l’interesse. Non ha più senso perché ormai il Natale è iniziato. E non ha più senso dal momento che la Fondazione non tornerà più a Viterbo. Dopo aver fatto tanto per Viterbo, è venuto meno l’interesse, riteniamo precluse anche le strade al festival estivo. Concentreremo i nostri sforzi altrove. Faremo altrove quello che facciamo, dove ci accolgono a braccia aperte e con affetto”.

A due anni di distanza dalla denuncia e dagli esposti, nessuna delle istituzioni chiamate in causa (Procura della Repubblica, Prefettura e Consiglio Comunale di Viterbo), ha ritenuto opportuno chiarire, soprattutto nell’interesse dello stesso Barelli, queste vicende.

Aggiungiamo, infine, che l’avvocato-politico-intellettuale della Magna Canepina Giacomo Barelli nel 2020 risultava essere, contemporaneamente o quasi, “direttore artistico di Caffeina” e “rappresentante istituzionale” dell’Associazione Culturale Compagnia del Teatro (ovvero Caffeina sotto non mentite spoglie) e che attualmente la moglie Dominga Martines e la madre Luciana Raucci sono rispettivamente presidente e socia delle Good Company caffeiniane Associazione Culturale Compagnia del Teatro (che in questi ultimi due anni ha ricevuto finanziamenti, anche cospicui, dalla Regione Lazio e dal Comune di Viterbo) e Caffeina Group s.r.l..

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa Carlo Calenda dei conflitti di interesse del suo neosegretario provinciale. Onorevole Calenda, se c’è batta un colpo. Oppure scriva uno dei suoi famosi tweet.

 

(Davide Mametti)

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