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Viterbo, note,  la censura all’ ironia di Arena preoccupante per la democrazia cittadina

Viterbo, note, la censura all’ ironia di Arena preoccupante per la democrazia cittadina

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A Viterbo ormai ad essere sotto attacco non è più solo un’amministrazione ed un sindaco che sicuramente hanno fatto tanto per meritarsi critiche anche dure e reazioni indignate, ma lo stato di diritto: Arena è sotto accusa da parte sia del gazzettino pseudo-giustizialista stralocal, sia da parte di consiglieri comunali come il monostellato Erbetti che non gli hanno perdonato la risposta ironica, lo sberleffo in reazione alla raccolta di firme surreale per la sfiducia popolare (il tribunale popolare ci ricorda qualcosa).

La criminalizzazione dell’ironia è preoccupante per le sorti di una democrazia, a prescindere da tutto: Arena può essere criticato, incalzato, ma non può essere censurato per una risposta ironica ad una iniziativa proveniente da un politico, da un giornalista, da un giornale-partito, da chiunque, è libero di scegliere le modalità con cui reagire, ciò nulla c’entra con il suo ruolo istituzionale, ci mancherebbe che non potesse scegliere di difendersi come vuole da un attacco così violento ed inveterato.

Arena ha molte colpe, tra cui quella di non essersi imposto con autorevolezza per far rispettare le regole, alla sua giunta per renderla più incisiva, alla macchina comunale per farla funzionare meglio: ha sopportato troppi familismi e scelte discutibili, troppa superficialità  e incostanza nell’affrontare i problemi da risolvere, ma sta subendo una autentica demolizione non solo politica, ma umana che non merita il peggior carnefice.

Fa paura una Viterbo che non costruisce, si gira dall’altra parte su tutto e poi affonda solo la lama in profondità nel petto del suo sindaco, quando è stata la prima a sterilizzarne l’azione con il suo civismo paleolitico e la sua indifferenza al peggio.

Inquieta un giornale che ospita da pari a pari nella sua redazione tutte le istituzioni cittadine, che sostituisce addirittura i partiti e la politica o almeno crede di poterlo fare con un senso delle istituzioni molto relativo.

Se questi sono i salvatori della patria che stanno allontanando la vetus urbs dal buon senso e dalla cultura del dialogo democratico c’è da avere davvero paura e da respingere con decisione ogni ingerenza nella libertà di scelta dei cittadini e di una, pur se morente, politica che non deve essere manovrata con giochi non  chiari da giornaletti livorosi e con obiettivi ultimi ignoti.

(p.b.)

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