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Viterbo, “Noi che andavamo da Rodolfo”, la scomparsa del barman-gentiluomo

Viterbo, “Noi che andavamo da Rodolfo”, la scomparsa del barman-gentiluomo

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Ogni occasione era buona per andare a prendere un caffè al bar di Rodolfo: un incontro o una riunione di lavoro, due chiacchiere con amici,  un break durante una passeggiata. Entravi e lo trovavi lì gentile e sorridente, pronto alla battuta, ma sempre educatissimo e mai invadente, lui, il figlio, la moglie, la nuora.

Era uno dei pochissimi rimasti della generazione di barman gentiluomini che univano professionalità e cortesia, sempre attenti ad offrire un “prodotto di qualità”, simbolo di una Viterbo lontana, figlia di anni diversi, di maggiore prosperità e voglia di vivere la propria città.

“Noi che andavano da Rodolfo” avevamo un luogo dove incontrarci tranquillo, dove poter restare anche a lungo, seduti ad un tavolino, in un clima disteso, a concederci una pausa.

La sua scomparsa ci addolorerà, ci mancherà anche come punto di riferimento, come uomo spiritoso, tra gli ultimi rappresentanti di una vetus urbs laboriosa e fattiva, che detestava i toni gridati e la diffusa volgarità della città di oggi.

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