Home Politica Viterbo, Museo Civico: “Cantami, o Diva, del civico ex assessore l’ira funesta che infiniti addusse” (le grandi esclusive del gazzettino stra-local)
Viterbo, Museo Civico: “Cantami, o Diva, del civico ex assessore l’ira funesta che infiniti addusse” (le grandi esclusive del gazzettino stra-local)

Viterbo, Museo Civico: “Cantami, o Diva, del civico ex assessore l’ira funesta che infiniti addusse” (le grandi esclusive del gazzettino stra-local)

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Per cantare l’ira funesta del civico consigliere ex assessore, in mancanza del vecchio Omero, il direttorissimo del webgazzettino stra-local più letto dell’universo ha ingaggiato l’ex compagno di liceo dello stesso, altrimenti noto come il re degli uffici stampa. Accontentiamoci: questo passa il prospero convento stra-local. Da vero giornalista che-non-guarda-in-faccia-a-nessuno, e figuriamoci al suo antico sodale, il Marco Travaglio al panonto compone un ritratto al vetriolo dell’ipercinetico consigliere ex assessore: “assessore alla cultura e al turismo nella giunta di Leonardo Michelini, centrosinistra.

Precedente al sindaco Arena, centrodestra. Il museo civico lo conosce bene. Lo fece riaprire dopo dieci anni di chiusura. Dal 2005, quando crollò una parte del civico. Parte che resta ancora oggi chiusa. Da assessore ha gestito anche il prestito della Pietà alla National Gallery per una mostra dedicata al rapporto tra Sebastiano del Piombo e Michelangelo”. L’Omero stra-local, proprio come l’originale, talvolta però sonnecchia e si scorda di citare l’impresa più epica del consigliere ex assessore: la Macchina di Santa Rosa, tanto cara ai viterbesi, brillantemente piazzata accanto ai bagni pubblici dell’Expo milanese del 2015.

Ma il genio, si sa, è fantasia, intuizione, colpo d’occhio, velocità d’esecuzione e, in questo caso, naso turato. La vexata quaestio, come ormai avrà capito perfino il lettore più diversamente intelligente del webgazzettino stra-local più letto dell’universo, riguarda il museo civico, oggetto dell’ultima muscolare campagna di stampa del direttorissimo, alla quale l’ipercinetico consigliere ex assessore contribuisce con una fluviale intervista di ben 11 mila battute che manco Berlinguer e Andreotti ai tempi d’oro. Al netto delle apodittiche rievocazioni delle eroiche gesta assessorili, che vanno senza soluzione di continuità dal guano di piccione a Sebastiano del Piombo (che il nostro chiama confidenzialmente Sebastiano), tutto si riduce a cavillose e capziose polemiche con l’attuale amministrazione comunale e l’Università della Tuscia (certamente non esenti da colpe), degne tutt’al più, se ancora esistessero, delle pittoresche preture di paese. Invece di infliggere quotidianamente al lettore medio del webgazzettino stra-local, sicuramente più interessato agli incidenti automobilistici e ai materassi abbandonati sul marciapiede, fluviali articolesse e interviste sul museo civico e dintorni, non sarebbe meglio che il direttorissimo telefonasse a chi di dovere facendogli presente i suoi senza dubbio disinteressati desiderata?

P.S. Segnaliamo al direttorissimo, evidentemente troppo impegnato a rimirare il suo ombelico, che su “Il Fatto quotidiano” di oggi appare un articolo di Tomaso Montanari, già professore all’Università della Tuscia, intitolato “Salviamo la Torre di Pasolini dal consumismo dei musei”. Che guastafeste questi intellettuali non stra-local!

(Marc Marchal)        

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