Home Politica Viterbo, mafie e sfruttamento lavoro a livelli preoccupanti, ma ora Battistoni è al governo, per combattere il “caporalato”?
Viterbo, mafie e sfruttamento lavoro a livelli preoccupanti, ma ora Battistoni è al governo, per combattere il “caporalato”?

Viterbo, mafie e sfruttamento lavoro a livelli preoccupanti, ma ora Battistoni è al governo, per combattere il “caporalato”?

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Nessuno ha voluto turbare in alcun modo la giornata di grande giubilo per la nomina a sottosegretario del senatore bon vivant amante della buona cucina e dei sigari pregiati, al secolo Francesco Battistoni. A fianco dei tanti “Riceviamo e pubblichiamo” da Nobel della leccata, s’è però insinuata una notiziola che per i nostri salivosi politici stra-local non merita lo straccio di un commento, neppure le classiche due righe frettolose assemblate alla bell’e meglio dal solito alacre pennarulo a tassametro. La DIA, che è l’acronimo di Direzione Investigativa Antimafia e non il nuovo gioco da tavola che allieta le serate del sindaco Tentenna e Tenerone, nella sua relazione semestrale ha segnalato ed enumerato i vari casi in cui è stata riscontrata la presenza delle mafie sul nostro territorio.

“Nella provincia di Viterbo – si legge nella relazione – non erano emersi, fino a tempi recenti, segnali riconducibili alla proiezione di organizzazioni criminali di tipo mafioso, rilevando solo una sporadica presenza di pregiudicati di origine calabrese e campana, in quest’ultimo caso dediti prevalentemente a traffici di stupefacenti. Il territorio della Tuscia era, infatti, principalmente caratterizzato dalla presenza di organizzazioni autoctone attive nel narcotraffico, nell’usura, nelle estorsioni e nella commissione di reati di tipo predatorio. La situazione si è però modificata, evidenziando l’affermazione, su base locale di un’associazione di tipo mafioso a composizione italo- albanese, con importanti collegamenti con membri della ‘ndrangheta”. E fin qui niente di nuovo: il riferimento è al sodalizio criminale italo-albanese-viterbese di Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato(quelli che secondo l’ineffabile sindaco Arena erano quattro sparuti “delinquentelli”) sgominato dalla stessa DIA.

Ma c’è dell’altro, come ad esempio le grandi operazioni antidroga su scala nazionale, che vedono coinvolta in ruoli non secondari anche la nostra provincia, personaggi attivi in loco e collegati alla ‘drine e al famigerato clan Casamonica, e la non meno perniciosa piccola e media criminalità dedita allo spaccio di stupefacenti, i furti e lo sfruttamento della prostituzione. Perché la Tuscia, sintetizza la DIA, ormai “non è più immune dall’infiltrazione della criminalità organizzata: quest’ultima continua infatti a cercare nuovi spazi, che non ricadano già sotto l’egemone proiezione di interessi di altre mafie, per perseguire senza concorrenza e possibili frizioni le proprie mire “espansionistiche””.

L’ultimo, ma non per questo meno importante, fenomeno criminale che il rapporto semestrale della DIA denuncia è quello dello sfruttamento della mano d’opera extracomunitaria, il cosiddetto caporalato, dietro cui non è difficile intravedere la presenza di mafie non solo indigene. “Nel territorio – si legge infatti nel rapporto della DIA –  permane lo sfruttamento della mano d’opera clandestina, in particolare durante i cicli di raccolta stagionale di nocciole e olive presso le aziende agricole locali, favorito dalla forte presenza di cittadini extracomunitari “. Ma ora che la Tuscia può vantare un sottosegretario all’Agricoltura come il senatore Francesco Battistoni, siamo certi che questa inumana forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, come la chiamava il vecchio Karl (Marx, non Lagerfeld), sarà duramente perseguita. Ci scommettiamo una scatola di “Cohiba 1966 Edición Limitada 2011”.

(Paolo Chersei)

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