2 Ottobre 2022

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Viterbo, Luoghi e Storia, il Palazzo Spadensi Especo Y Vera

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Palazzo Spadensi Especo Y Vera, Viterbo, tra via Cavour e via Annio, venne edificato dopo l’apertura della via Farnesiana, oggi, Cavour, via che fu voluta da Cardinale Alessandro Farnese, Legato Perpetuo del patrimonio di Viterbo. Nel 1578 Leonardo Spadensi o forse Spatari, ottenne gratuitamente dal Comune due terreni di scarso valore, confinanti con la sua abitazione sulla via Nuova, con l’obbligo di costruire un edificio con una bella cantonata. Il palazzo che affaccia sia su via Cavour che su via Annio, ebbe come progettista l’architetto Giovanni Malanca di Roma.
Morto Leonardo Spadensi, l’edificio venne ereditato dal figlio Donato, che fu Cavaliere dell’Ordine del Giglio e di Santo Stefano, molto legato alla Curia viterbese, tanto che si adoperò attivamente alla costruzione del Collegio dei Padri Gesuiti di Viterbo. Il palazzo Spadensi, più noto come Especo Y Vera, è inglobato con altre strutture e si sviluppa su 3 piani a pianta irregolare.
Su via Annio e via Cavour ha un fascione marcapiano in peperino, tra il piano terra ed il piano nobile al primo piano c’è una epigrafe posta nell’angolo che reca la scritta : Canto della Croce. Forse la posizione del palazzo posto al centro di un crocevia, oppure a ricordo della scomparsa chiesa di San Martino, che venne demolita per aprire la via Nuova. Un’altra fascia marcapiano è tra il piano nobile e l’ultimo piano. L’entrata su via Cavour ha un bel portale con un arco bugnato.non originale, mentre è dell’epoca l’angolo bugnato sotto l’epigrafe.
Il lato del palazzo su via Annio è di fronte al palazzo Brugiotti. Al pian terreno vi è un portone originale ad arco bugnato, forse era l’antico ingresso principale del palazzo. Sulla sinistra vi è una piccola apertura con una scala a chiocciola, forse una scala di servizio per accedere al loggiato. La loggia del palazzo Spadensi è formata da 3 arcate e divisa da quattro colonne.
L’intero palazzo ha un impianto architettonico riferibile allo stile rinascimentale del Cinquecento. All’interno del piano nobile, di proprietà privata e non visitabile, vi sono tre ambienti affrescati, il primo è un ampio salone di rappresentanza che si affaccia sulla loggia, il soffitto è a cassettoni, con una fascia di circa un metro decorata da affreschi con scene di caccia e pesca opera di Antonio Tempesta.
Dal salone si accede ad un’altra stanza anche questa affrescata con scene di caccia e pesca ma che a causa di infiltrazioni di acqua versa in pessime condizioni. Questi affreschi vennero commissionati da Donato Spadensi, che appose la sua firma e il suo stemma, tra le finte finestre e le scene di caccia. Quando la linea dei Spadensi si estinse il palazzo passò ai Fani e poi nel 1708 ai Cherofini di Soriano, linea che si estinse nel 1798. Quindi l’edificio venne acquistato dal colonnello Ignazio Especo Y Vera, originario di Cordova, Spagna che si stabilì a Viterbo alla fine del XVIII secolo.
Per quanto riguarda l’architetto e scultore Giovanni Malanca a cui Donato Spadensi affidò la progettazione dell0monimo palazzo, stiamo parlando di un architetto di altissimo livello, fu lui a scolpire le statue dei fiumi Aniene ed Ercolaneo nella Fontana dei Turchi, detta anche dell’Ovato, a Villa d’Este. Tra il 1574 e il 1576 fu al servizio del cardinal Gambara per il quale lavorò alla cappella della Madonna della Quercia e molto probabilmente anche nel palazzo di Bagnaia. Tra il 1574 e il 1588 progettò ed eseguì per il Comune di Viterbo la realizzazione del nuovo rettifilo urbano tra la piazza del Comune e la piazza della Fontana Grande: la via Farnesia (attuale via Cavour). Suoi sono anche i sei stemmi apposti sugli edifici d’angolo verso la piazza del Comune. Le due testate del rettifilo furono modificate dal successivo intervento di Troiano Schiratti.
In seguito all’apertura del nuovo tracciato, nel 1576, si rese necessario anche il rifacimento della chiesa di S. Giacomo, ridisegnata da M. e intitolata successivamente ai SS. Giacomo e Martino. Nel 1577 la sua presenza è segnalata a Tuscania, nel cantiere della chiesa di S. Giacomo e come progettista per il consolidamento della chiesa di S. Maria del Riposo. In passato gli è stata assegnata la discussa paternità della fontana di piazza della Rocca a Viterbo ma l’attribuzione è messa in dubbio da Frittelli che, basandosi sulla documentazione rinvenuta, assegna la paternità dell’opera a Tommaso Ghinucci da Siena, limitando l’intervento di M. ad alcune modifiche occorse nel 1576. Nel 1588 fu chiamato per visionare lo stato del palazzo del governatore a Capranica di Sutri. Nei primi anni del Seicento diresse i lavori per il completamento della chiesa di S. Rocco a Viterbo, eretta intorno al 1530 e ampliata su progetto del cappuccino Girolamo da Orvieto a partire dal 1589. Nel 1588 scolpì la fontana posta al termine del rettifilo che da Viterbo conduce al santuario della Ma­donna della Quercia.
(pirro baglioni)
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