Home Cronaca Viterbo, lo sproloquiante megadirettore stra-local che voleva essere Scalfari e “il giornalista Giampiero Mughini”
Viterbo, lo sproloquiante megadirettore stra-local  che voleva essere Scalfari  e “il giornalista Giampiero Mughini”

Viterbo, lo sproloquiante megadirettore stra-local che voleva essere Scalfari e “il giornalista Giampiero Mughini”

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Ringrazio e pubblico benvolentieri il contributo sul “giornalista Giampiero Mughini” pervenutomi da Giovanni Huss (p.b.)

 

Il Megadirettore Galattico del webgazzettino stra-local più letto e più di regime dell’universo ultimamente è un po’ nervoso. Non si contano più, infatti, gli editoriali e i commenti di fuoco contro i gruppi politici di centro-destra che hanno spodestato il suo beneamato Arena (un sindaco che è sempre stato ai suoi ordini) e i fantomatici mestatori che pescano nel torbido osando addirittura sostenere tesi diverse dalle sue. L’ultimo sfogo in ordine di tempo è apparso, sotto forma di intervista, nell’edizione di ieri del web-gazzettino che egli stesso dirige (roba che manco Mussolini quando era direttore de “Il Popolo d’Italia”). Tra le tante affermazioni apodittiche, accuse e sparate, è particolarmente significativo questo scambio di battute tra l’uomo che volle essere Scalfari e il suo dimesso salariato:

Invece la differenza tra un giornalista e un uno pseudo giornalista?
“In primo luogo in Italia, fino a prova contraria, un giornalista per fare questo mestiere deve essere iscritto all’ordine. Se è un professionista deve aver superato un esame di stato non banale. Un giornalista è uno che fa cronaca ed è indipendente. Uno pseudo giornalista è invece uno che sta al servizio di qualcun altro”.

Giusto, giustissimo, bene, bravo, sette più! Peccato che l’ospite odierno dell’autoproclamato pirata della bellezza, “il giornalista Giampiero Mughini” (così è definito nei manifesti e nei banner), la pensi in maniera diametralmente opposta riguardo alla professione di giornalista e l’iscrizione all’ordine.

Il 10 ottobre 2007 l’agenzia di stampa “Adnkronos” lancia questa notizia (titolo: Giornalisti: Mughini, con l’albo mi ci stropiccio):

“Non sono stato radiato, dall’Albo dei Giornalisti sono stato cancellato. I giornali sono pieni di marchette occulte e tra i giornalisti ci  sono marchettari ignobili, però un giornalista non può fare pubblicità “. Lo ha dichiarato Giampiero Mughini, ospite di Pierluigi Diaco a “Temporale”, il programma di attualità politica in onda su Canale Italia e in contemporanea su Sky al canale 883. “L’ordine dei Giornalisti – ricorda Mughini – mi chiese se avevo scritto alcuni articoli. Io posso rispondere di quello che faccio solo a Hitler, non voglio dedicare all’Albo dei Giornalisti nemmeno un istante della mia vita, anzi con l’albo mi ci stropiccio”.

Circa dieci anni dopo, il 7 aprile 2017, “il giornalista Giampiero Mughini” ritorna sulla questione con una lettera al sito “Dagospia” (un webmagazine molto meno conosciuto del webgazzettino stra-local più letto e più di regime dell’universo):

Caro Dago, ho conosciuto Maria Teresa Meli quando era ancora una giovane e debuttante cronista politica. Tanti anni fa. Figurati se non firmerei alla velocità della luce l’appello che tanti giornalisti hanno sottoscritto in suo favore, e contro l’Ordine dei giornalisti che ha minacciato di sanzionarla per avere Maria Teresa detto che “l’Ordine dei giornalisti andrebbe sciolto nell’acido”. Un pensierino facile facile, semplice semplice e che come tutti i pensieri uno ha il diritto di esprimere se vuole e quando vuole. A che cosa serva in Italia l’Ordine dei giornalisti è domanda cui nessun essere vivente saprebbe rispondere. Nessunissimo. Purtroppo non posso mettere la mia firma accanto a quella di tanti valorosi colleghi, perché una decina d’anni fa sono stato cancellato dall’Ordine dei giornalisti, ossia dall’albo di chi ne fa parte. Era successo che in ragione di una mia comparsata in una pubblicità televisiva quelli dell’Ordine mi avessero molestato, e non è che quanto a fastidio fosse una molestia inferiore a, che so?, una molestia sessuale. Risposi per lettera che ero “un autore di qualità” e che con loro non volevo perdere un solo minuto del mio tempo. Mi risposero con una lettera a due firme con cui mi comunicavano che mi avevano messo fuori dall’Ordine, con cui mai un solo minuto avevo avuto a che fare durante trenta anni di professione, e non di uno di loro conoscevo il nome e il soprannome. Adesso, a non poter sottoscrivere l’appello in difesa di Maria Teresa, è la prima volta in dieci anni che mi dispiace non far parte di quell’albo. Ti abbraccio, Maria Teresa, e ricordo con affetto la volta che tu e un tuo amico siete venuti a cena da me.

Giampiero Mughini

 

Il 23 aprile 2020, in un’ennesima lettera a “Dagospia”, “il giornalista Giampiero Mughini”, confrontandosi con il giornalista de “La Repubblica” Francesco Merlo circa le minacce ricevute via social dal giornalista (ex direttore de “La Repubblica”) Carlo Verdelli, racconta in questi termini la sua radiazione dall’albo:

Il mondo dei social in cui sono espresse e reiterate le ignobili minacce a Verdelli è un mondo a sé, largamente irreale, una fogna a cielo aperto dove tutto è lecito, anzi più ignobile è e meglio è, e dove qualsiasi delinquente la fa franca. Puoi dire e fare quello che vuoi nel mondo dei tweet e dei post. Per fortuna è tutta roba che rimane lì, nel fango della fogna. Ogni tanto mi riferiscono del mare di ingiurie di cui sono bersaglio per avere espresso quella o quell’altra opinione. Non mi viene neppure minimamente la curiosità di andare a vedere di che si tratta. Lo sterco in cui ti imbatti quando vai per strada lo raschi via con un semplice movimento della suola delle scarpe. Lo sterco dei social. Cosa diversa, umanamente e moralmente – te lo assicuro Francesco, per averlo provato sulla mia pelle – è l’entrare in una cameretta dov’è riunito il gran consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti, un’istituzione di cui ovviamente mi ero larghissimamente strafottuto per tutto il tempo del mio lavoro nei giornali, il vedere come mi guardavano quel gruppo di “colleghi”, gli occhi rosi dalla rivalità e dall’invidia, perché di questo e soltanto di questo si trattava. Non uno di loro aprì bocca, me lo sarei mangiato vivo. Solo il loro capo mi chiese se mi avessero pagato per quello spot pubblicitario dove col sorriso sulla bocca dicevo bene di un telefonino, io che nella mia vita non ho mai scritto di telefonini e soprattutto non ho mai scritto una riga di cui non fossi orgoglioso, e io risposi “ci mancherebbe altro”, esattamente come quando ti ho detto della mia solidarietà a Verdelli. Ci mancherebbe altro che non mi avessero pagato, per uno spot in cui non era in questione un ette della mia quarantennale autonomia professionale da tutto e da tutti. Da tutto e da tutti. Un’autonomia pagata con non ricordo più quante dimissioni da vari giornali e con la più perfetta “non carriera” professionale. Non mi dissero altro. Mi arrivò più tardi la comunicazione che ero “sospeso” dall’attività giornalistica. Quale attività giornalistica? A quel tempo, io me ne stavo a casa a scrivere articoli, un diritto che riposa nelle pagine della nostra Costituzione. Naturalmente continuai a farlo. Mi scrissero che non dovevo. Risposi che ero un “autore di qualità” e che non volevo avere niente a che fare con delle nullità come loro. Ci si misero in due a mandarmi la lettera in cui venivo “cancellato” dall’albo dei giornalisti. Su Wikipedia c’è scritto che io sono stato “radiato”, un verbo che sottintende una qualche sozzura morale. Una mia amica una volta me lo chiese, “Perché sei stato radiato?”, e aveva l’aria di pensare che qualcosa di losco lo avevo fatto. Sei siciliano come me caro Francesco, e lo sai che i particolari contano, che i dettagli non si dimenticano. Altro che se è un dettaglio il leggere che sei stato “radiato”, e del resto anche tu hai purtroppo usato il termine “radiato” nel tuo pezzo. E’ una cosa che mi brucia, che mi offende. Che qualcuno da due soldi ti dicesse che non eri degno di stare nell’albo di coloro che scrivono sui giornali eccome se bruciava, se era offensivo. Non è una monnezza che sta sui social, è qualcosa che punga la tua pelle, forse la tua anima. Così come mi offese il silenzio della grandissima parte dei miei colleghi, e per quanto l’unico sentimento che io provi per la buona parte dei miei colleghi sia il disprezzo intellettuale.

Fortunatamente per lui, “il giornalista Giampiero Mughini” non è più da tempo collega del Megadirettore Galattico del webgazzettino stra-local più letto e più di regime dell’universo, altrimenti avrebbe anch’egli ricevuto il tipico trattamento “della casa” a base di allusioni e manganellate (verbali, almeno finora).

(Giovanni Huss)

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