Home Politica Viterbo, Lazio, il Pd sempre più sull’orlo del baratro, il segretario Zingaretti discusso e accerchiato anche per il caso Parnasi
Viterbo, Lazio, il Pd sempre più sull’orlo del baratro, il segretario Zingaretti discusso e accerchiato anche per il caso Parnasi

Viterbo, Lazio, il Pd sempre più sull’orlo del baratro, il segretario Zingaretti discusso e accerchiato anche per il caso Parnasi

0
0

La crisi di governo che ci ha traghettato, lentamente ma inesorabilmente, dal governo Conte 2 al governissimo Super Mario Draghi 1 ha tanti vincitori e un solo sconfitto. Partiamo da quest’ultimo: Nicola Zingaretti detto Zinga, segretario pro tempore del Partito Democratico. Se tutti gli altri leader, da Renzi a Salvini, possono infatti vantare di aver avuto un ruolo nell’ascesa al laticlavio presidenziale di Super Mario Draghi, Zinga ha interpretato, e non è la prima volta, la parte del soldato giapponese che crede che la guerra non sia ancora finita. Mentre l’ombra tecnocratica di Super Mario Draghi già si stagliava nitidamente sul colle più alto di Roma, Zinga continuava invece  imperterrito a ripetere “Conte 3 o elezioni anticipate”.

Se avesse chiesto lumi al fratello Luca, che da oltre vent’anni interpreta un perspicace commissario, forse avrebbe evitato l’ennesima figuraccia. Ma Zinga è fatto così, crede in quello che dice e nessuno dei suoi collaboratori ha il coraggio di contraddirlo. Per questo non ci siamo stupiti quando abbiamo letto che qualche mente raffinatissima del PD ha pensato di rinsaldare l’ormai sfilacciata alleanza giallo-rossa dirottando Zinga sulla poltrona di sindaco di Roma e Roberto Fico su quella di sindaco di Napoli. Così Zinga coronerebbe quella che è la sua antica (e unica) ambizione e il PD finirebbe nelle mani di qualcuno con più carisma e, soprattutto, con i riflessi un po’ meno lenti.

E che ci sia dietro le quinte un gran lavorio per giubilare il segretario pro tempore del PD ce lo dice anche una notizia non a caso ignorata da quasi tutte le fonti di informazione. Artatamente occultata nelle cronache locali di alcuni quotidiani romani, la notizia in questione non mette in buona luce, specialmente come amministratore, Zinga: “Il disastro del palazzo della Provincia, 263 milioni sprecati per comprare dal gruppo Parnasi un immobile che sarebbe stato costruito con anni di ritardo, si sarebbe potuto evitare: il Campidoglio aveva proposto all’allora presidente Nicola Zingaretti un’alternativa vantaggiosa. Ma quell’offerta sarebbe stata declinata. Il motivo? Secondo la Finanza, per consentire al gruppo Parnasi di trasferire alla stessa Provincia parte del debito da 370 milioni di euro che aveva con le banche.

Emerge dagli atti dell’inchiesta sulla truffa della torre dell’Eur Castellaccio, che ha generato una voragine che ancora oggi pesa sulle casse della Città Metropolitana. Per l’affare fallimentare rischiano il processo in 13, tra banchieri, istituti di credito e tecnici che hanno curato le trattative, ma non Parnasi, né i politici che all’epoca erano in carica e che, per la Finanza, avrebbero agito in «malafede»”. (fonte: Il Messaggero.it). Processi di questo genere sono sempre imprevedibili, perciò la posizione di Zinga, dall’oggi al domani, potrebbe anche cambiare. Quindi meglio un sindaco che un segretario nazionale sotto processo. E meglio ancora un candidato sindaco trombato. Politique d’abord (politica anzitutto), come diceva il vecchio Pietro Nenni.

(Samuele Spada)

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *