Home Cronaca Viterbo, la sagra delle banalità, le confidenze del pensionando Arena al Signorino Grandi Firme
Viterbo, la sagra delle banalità, le confidenze del pensionando Arena al Signorino Grandi Firme

Viterbo, la sagra delle banalità, le confidenze del pensionando Arena al Signorino Grandi Firme

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Nostalgia della Viterbo dei tempi d’oro, quando l’economia girava freneticamente e chiunque rivestisse una posizione di potere pubblico poteva raccogliere a piene mani quanto la cornucopia dei padroni della città generosamente eruttava. Negozi, appartamenti, macchine di grossa cilindrata, vestiti di sartoria, valigette zeppe di contanti, conti correnti cifrati nei paradisi fiscali, pranzi e cene al ristorante, week-end da nababbi, serate al night con donne & champagne (millesimato), solide carriere politiche da signorsì, figli e nipoti “sistemati”… Che goduria!

Ormai da tempo, tutto questo non esiste più. La mestizia dei tempi che siamo costretti a vivere è ben esemplificata da lamentosi pensionati e pensionandi che, invece di darsi appuntamento ai giardinetti come nelle vecchie vignette umoristiche o negli sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo, esternano stancamente i loro fatui pensierini senili.

E’ quello che, purtroppo (soprattutto per loro), succede quando un attempato e pensionando Signorino Grandi Firme incontra un pensionato con l’hobby del sindaco. E così un’intervista-bilancio di metà mandato al sindaco Tentenna e Tenerone si trasforma senza sforzo nella sagra delle banalità, degli infantilistici buoni propositi e delle indiscrezioni pilotate da bassa portineria.

Modesta proposta per prevenire questa triste decadenza mentale e fisica: una panchina per due a Prato Giardino (o Prato Giardino Lucio Battisti, come da motu proprio del megadirettore galattico e musicofilo) con vista scivolo e giostra. Non sarà comoda come la milionaria poltrona per due di Eddie Murphy e Dan Aykroyd, ma una bella panchina ai giardinetti è senz’altro preferibile a una brutta agonia.

(Fabio Messalla)

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