Home Politica Viterbo, “la sagra dei noti progressisti televisivi”, come negli anni il festival “Caffeina” ha usato e distrutto la sinistra viterbese
Viterbo, “la sagra dei noti progressisti televisivi”, come negli anni il festival “Caffeina” ha usato e distrutto la sinistra viterbese

Viterbo, “la sagra dei noti progressisti televisivi”, come negli anni il festival “Caffeina” ha usato e distrutto la sinistra viterbese

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In principio fu il cosiddetto Summer Village, poi Peter Pan, prima, durante o dopo qualche altra manifestazione (culturale o presunta tale) di cui ci sfugge il nome, e infine l’uovo di Colombo (Maurice Bardèche non c’entra): Caffeina. All’inizio solo una location minimalista in un cortile di Piazza San Carluccio e poche serate, in seguito l’occupazione manu militari di larghissima parte del centro storico cittadino per due o più settimane.

L’ideatore di tutte queste kermesse, come a Viterbo ormai sanno pure i sampietrini, risponde al nome di Filippo Rossi, giornalista di destra di incerta,  ma chiara fama, che insieme all’amico travet Andrea Baffo (i famosi “dispari”) ha creato, passo dopo passo, amico politico dopo amico politico, finanziamento pubblico dopo finanziamento pubblico, sponsor privato dopo sponsor privato, un piccolo impero, culturale ça va sans dire, da anni al centro di polemiche. Rispetto alle precedenti e poco frequentate manifestazioni, l’ultima arrivata Caffeina poteva e può vantare una fondamentale differenza. Laddove il Summer Village, Peter Pan e le altre vedevano infatti la partecipazione, in esclusiva o quasi, di intellettuali e giornalisti rigorosamente di destra, Caffeina ha sempre invitato, in esclusiva o quasi, intellettuali e giornalisti rigorosamente “de sinistra” e soprattutto engagè.

Il modello, come qualcuno ha notato, è “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, che ospita solo scrittori che piacciono alla gente che piace. Ma a differenza di Fazio, affiliato da sempre al misconosciuto ma potentissimo “clan dei savonesi” e da sempre fedele alla linea (politica) giusta, Rossi & Baffo si sono dovuti ingraziare le “professoresse democratiche” (come le chiamava ironicamente Edmondo Berselli), gli attempati lettori de “La Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano” e, ultima ma non ultima, la casta dei politici e dei sindacalisti di sinistra, invitando a getto continuo i grandi nomi della politica (di sinistra) e scrittori d’area progressista.

E così, nel corso degli anni, Caffeina ha ospitato il fior fiore del gotha politico e intellettuale di sinistra. Si sono visti ovviamente anche esponenti di altre aree politico-culturali, ma facendo il classico conto della serva la bilancia pende inesorabilmente da una parte sola. In assoluta coerenza, anche la versione politica di Caffeina, l’ormai moribonda lista civica “Viva Viterbo”, è stata parte integrante dell’unica amministrazione di centro-sinistra che ha governato Viterbo da un quarto di secolo a questa parte.

Lo stesso Filippo Rossi è stato candidato, alle elezioni regionali del Lazio del 2018, nella lista “+ Europa” che sosteneva il candidato uscente (e rieletto) di centro-sinistra Nicola Zingaretti, salvo poi, alle elezioni europee dell’anno successivo, far confluire i voti del suo gruppo sul candidato PD Massimiliano Smeriglio (ex vice e fedelissimo di Zingaretti). Nonostante sia il fondatore di un poco noto partitucolo denominato “Buona Destra” (sic), Filippo Rossi, a parte l’antico e sempre in auge legame con l’onorevole fratellitaliano Mauretto Rotelli, ha ormai più amici a sinistra che a destra. Sarà per questo che i politici e sindacalisti di sinistra, che applaudivano i loro beniamini ospiti a Caffeina, perdono improvvisamente la voce quando si tratta di difendere i diritti di lavoratori e fornitori che da anni attendono di essere pagati dalla Fondazione culturale Caffeina?

(Fabio Messalla)

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