Home Politica Viterbo, la nota: “Pd a metà” alle comunali, forte rischio astensione tra gli elettori di csx: è il momento di riaprire seriamente il dialogo interno
Viterbo, la nota:  “Pd a metà” alle comunali, forte rischio astensione tra gli elettori di csx: è il momento di riaprire seriamente il dialogo interno

Viterbo, la nota: “Pd a metà” alle comunali, forte rischio astensione tra gli elettori di csx: è il momento di riaprire seriamente il dialogo interno

5
0

Con la fuoriuscita dell’ex capogruppo Luisa Ciambella, rappresentante dell’ala popolare di “base riformista” il pd vive una lacerante crisi di identità qui a Viterbo: nato come “incontro tra cultura cattolico democratica e post diessina”, già non sempre apertissimo al contributo di forze liberali, repubblicane, socialiste, ora si trova in una indefinita posizione di contenitore esclusivamente di maggioranze interne. Alle prossime comunali sarà rappresentato quindi dalla cosiddetta sinistra  dei panunziani, per la verità più vicini ad un liberismo sfrenato di stampo populista che ad una proposta social-democratica europea.

Gli elettori piddini si troveranno quindi del tutto spiazzati, senza riferimenti oltre la gestione piuttosto autoritaria del consigliere regionale, con un candidato sindaco non scelto dalla base, ma imposto ed una alleanza che per un progressista autentico non è certo il massimo con gli uomini di filipporossi e barelli, stretti attorno alla difesa del loro “caffeina party” e dei loro più che decennali conflitti d’interesse e con il residuale e timidissimo 5 stelle locale (cui non mancano le inopportunità familiste).

Un centrosinistra così debole e spaccato a prescindere dai risultati elettorali non lascerà il segno, non potrà costruire nulla, ma solo navigare a vista e vivere di concessioni da elargire per mantenere un minimo di favore popolare.

Nel frattempo Luisa Ciambella si sobbarcherà una lunga e faticosa battaglia civica in solitaria che probabilmente avrà anche incoraggianti riscontri di numeri, ma che sarà troppo isolata per poter strutturare una significativa rappresentanza.

Mancando solo un anno alle elezioni politiche non si capisce perchè il centrosinistra viterbese debba condannarsi ad un futuro di lotte intestine e di animosità piuttosto che cercare una sintesi, un’anima da condividere, magari costruita su nuove solide basi, più aperta a nuovi ingressi  non di fazione,  e libera dagli opprimenti vari interessi di bottega.

Una fase post panunzian-fioroniana (ad entrambi toccherebbe il ruolo dei “padri nobili”),  si potrebbe dire, in cui una nuova classe dirigente dia l’avvio ad una stagione inedita di riformismo e pluralità di voci: una classe dirigente che non nasca come espressione dei soliti nomi, ma abbia modo di venir fuori dal dibattito e dal confronto democratico.

Una strada difficilissima per il pd, ma l’unica percorribile: dall’altra parte ci sono solo ipotesi di partiti personali che non rappresentano nessuno tranne se stessi, tantomeno gli elettori di centrosinistra per le comunali in forte numero tentati dall’astensione.

(pasquale bottone)

(5)