Home Politica Viterbo, la nota: nessuno è contro Caffeina, ma se schiera un “partito” coi tromboni di regime a “santificarla” a cottimo diviene bassa politica ad personam (con molti scheletri nell’armadio a sinistra)
Viterbo, la nota: nessuno è contro Caffeina, ma se schiera  un “partito” coi tromboni di regime a “santificarla” a cottimo  diviene bassa politica ad personam (con molti scheletri nell’armadio a sinistra)

Viterbo, la nota: nessuno è contro Caffeina, ma se schiera un “partito” coi tromboni di regime a “santificarla” a cottimo diviene bassa politica ad personam (con molti scheletri nell’armadio a sinistra)

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La leggenda popolare che ammorba il natale cittadino 2019 è quella relativo ad un supposto ostracismo che Rossi e il suo festival cittadino starebbe subendo dalle istituzioni locali e da parte della cittadinanza solo per l’antipatia che quest’ultima nutre nei confronti della sua persona. Di qui l’intenzione dell'”ideologo della destra che non c’è” di lasciare Viterbo verso altri lidi a partire dalla prossima estate.

Di qui l'”industria del martirologio” si è messa in moto, tra informazione di regime e cosiddetta sinistra di palazzo (quella contraria all’acqua pubblica per intenderci) con dichiarazioni quasi paradossali, battaglie campali ridicole, allarmi da operetta al possibile impoverimento culturale che nessuno si augura o vuole perseguire.

Il fatto è che Filippo Rossi la sua battaglia per la sopravvivenza alle difficoltà economiche che vive la fondazione che fa riferimento a lui la ha iniziata nel peggiore dei modi: serrando i ranghi del suo “partito” allargato, appoggiandosi alla stampa di regime e giocando al ruolo della vittima sacrificale del dispotico sistema.

La realtà non sta invece così, il problema di Caffeina sono in questo momento i debiti accumulati e i pagamenti non effettuati a lavoratori e imprenditori di supporto che reclamano cifre anche molto consistenti: non c’è persecuzione, c’è insolubilità, che va risolta e che al momento l’etica imporrebbe anche portasse la fondazione a non partecipare ai pubblici bandi.

Se Rossi trova il modo di sanare la sua situazione debitoria sarà libero di far svolgere la sua rassegna di qui al 2050: in caso contrario si sarà escluso da solo dalla vita cultural-ricreativa cittadina.

Inutile imboccare ancora una volta la strada della speculazione politica o dell’accordo elettorale scacciacrisi, stavolta i tromboni di regime e i consiglieri comunali schierati indecorosamente (e non parliamo di Barelli) a favore potrebbero non bastare.

(pasquale bottone)

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