Home Cronaca Viterbo, la nota, centro storico, ritorna il problema “sicurezza”, ma nessuno parla di aumento delle povertà e di emarginazione-record
Viterbo, la nota, centro storico, ritorna il problema “sicurezza”, ma nessuno parla di aumento delle povertà e di emarginazione-record

Viterbo, la nota, centro storico, ritorna il problema “sicurezza”, ma nessuno parla di aumento delle povertà e di emarginazione-record

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Dinanzi al ripetersi di episodi di cronaca preoccupanti, liti anche cruente, contrasti all’arma bianca (e via discorrendo) si ripropone il problema della sicurezza cittadina ed ovviamente si levano voci a favore di misure più severe di controllo e prevenzione. Una richiesta legittima e reale che non basta però ad archiviare il discorso, perchè non tiene conto dell’elemento principale scatenante della questione, l’aumento delle povertà e della emarginazione sociale.

Eppure chi vive sufficientemente spesso il centro storico non può non ammettere lo spaventoso aumento di un degrado globale che ormai caratterizza la “zona” da anni, frequentata in una componente sempre più robusta ormai da senza-lavoro di ogni età malridotti dalla vita, piccoli balordi, alcoolizzati o drogati, senza-casa e micro-criminalità anche insidiosa, ma poco rilevante.

Se casi di delinquenza vera esistono sembrano più legati alll’insorgere di attività criminali organizzate, ad un peggioramento generale dell'”Abitato”  cittadino più che ad altro: poi restano i quartieri a rischio dove l’immigrazione straniera non sempre si è  inserita nel modo giusto, con contorno di fenomeni di prostituzione e spaccio anche vistosi.

Ma quello che angoscia e sconcerta è la disperazione, la violenza che può nascere da chi non ha niente da perdere, la lotta tra poveri per la sopravvivenza che può diventare davvero sanguinosa.

Come al solito ogni analisi sociologica sarà bandita dall’arretratissimo mainstream viterbese che mai indaga su se stesso e preferisce la banalizzazione, la negazione  di ogni problema,  chiuso  a riccio a difesa di privilegi e consorterie sempre più traballanti, ad una ormai non più procrastinabile crescita morale e culturale.

(pasquale bottone)

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