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Viterbo, la nota, Barelli chiede le dimissioni di Arena sapendo che  nessuno le darà (tantomeno lui…)

Viterbo, la nota, Barelli chiede le dimissioni di Arena sapendo che nessuno le darà (tantomeno lui…)

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Fautore dell’eutanasia almeno sin dai tempi in cui presentava al bistrot del Teatro Caffeina (che di recente i soliti noti hanno tautologicamente ribattezzato “teatro di via Cavour”) il libro pro “dolce morte” Credere disobbedire combattere insieme all’autore Marco Cappato (presumiamo con la benedizione della curia viterbese proprietaria del locale), Barelli Laqualunque ora strepita perché vuole “staccare la spina ad Arena”.

In attesa che The Mayor Giò, che sappiamo essere molto superstizioso, posti la foto di qualche apotropaico amuleto sul suo social preferito, ci permettiamo di dare un consiglio disinteressato all’ipercinetico (copyright by The Mayor Giò) consigliere comunale filipporossiano. Caro Barelli Laqualunque, perché non dà il buon esempio dimettendosi lei per primo? Conosciamo l’obiezione: perché dovrei dimettermi, io che sono un implacabile oppositore senza macchia e senza paura?  Senza macchia e senza paura, senza dubbio, ma, aggiungiamo noi, anche senza memoria.

Altrimenti ricorderebbe, il moralizzatore e censore in servizio permanente effettivo Barelli Laqualunque, quando qualcuno chiese di “staccare la spina” alla sua permanenza come consigliere comunale a Palazzo dei Priori. Nel dicembre 2019, la società Fantaword, che ha regolarmente ottenuto la gestione del villaggio natalizio precedentemente organizzato dalla Fondazione Caffeina Cultura attraverso una società costituita ad hoc, presenta una denuncia alla procura della Repubblica di Viterbo e un esposto in prefettura e in comune contro Giacomo Barelli.

Nella denuncia e negli esposti, la società chiede di verificare se esistono gli estremi per sollevare il conflitto d’interesse e avviare l’iter di decadenza del consigliere. Le vicende contestate sono essenzialmente due. “Una – si legge in una coeva cronaca del “Corriere di Viterbo” – riguarda un’istanza di accesso agli atti (17 novembre 2019) fatta da Barelli come consigliere comunale che gli avrebbe permesso di portare in tribunale a Roma dei documenti che come legale non avrebbe potuto avere. […] I documenti presentati da Fantaworld per partecipare alla gara del Comune di Viterbo sarebbero stati utilizzati da Fondazione Caffeina nel contenzioso giudiziario […], ma non avendo partecipato alla gara non avrebbe avuto alcun diritto a richiederli e ad ottenerne copia. L’avvocato Barelli – secondo Fantaworld – ha usato deliberatamente la propria qualifica di consigliere comunale al solo fine di conseguire, per sé, la moglie e i clienti, un’utilità ingiusta ed eterogenea rispetto al ruolo pubblico”.

A questo primo esposto, la Fantaword ne fa seguire, a inizio gennaio 2020, un secondo: “Si sottopone all’attenzione del Comune un fatto successivo alla presentazione dell’esposto del 18 dicembre, finalizzato alla verifica della compatibilità tra la professione svolta dall’avvocato Giacomo Barelli nell’interesse di Fondazione Caffeina e il suo ruolo di consigliere comunale, ai fini della sua pronuncia di decadenza. Prima che il consigliere Barelli conoscesse il fatto della presentazione dello stesso esposto, in data 21 dicembre 2019 rilasciava una lunga intervista a Tusciaweb per commentare a caldo l’esito della controversia tra Fondazione Caffeina e Fantaworld, decisa con l’ordinanza del 19 dicembre 2019 del Tribunale di Roma, presso il quale – come si ricorderà – erano stati prima esibiti e poi depositati in giudizio i documenti ottenuti dall’avvocato Giacomo Barelli spendendo la sua qualità di consigliere comunale mediante l’istanza di accesso agli atti del 14.10.2019.

In questa intervista da un lato il consigliere Barelli ribadisce e confessa di essere il legale di Fondazione Caffeina e di Filippo Rossi, affermando testualmente che il tribunale ha ritenuto non dimostrata l’originalità del format. Una decisione che arriva a tempi ampiamente scaduti, quando ormai le festività con annessi e connessi sono entrate più che nel vivo. E’ andata male, mi dispiace, non condivido. Ma non è più né attuale, né necessario. Dall’altro lato, per cercare di difendere anche fuori dell’aula di giustizia la posizione della sua cliente Fondazione Caffeina – che si era vista sconfessare l’assunto di creatività e originalità del format legato all’allestimento del precedente villaggio natalizio – si scaglia contro la sua città e contro il Comune, di cui sembrerebbe dimenticarsi per un attimo di essere consigliere.

Usa la sua qualifica di avvocato per fare pressione sullo stesso Comune, attaccando pubblicamente la giunta Arena colpevole solo di aver rispettato la legge, mettendo a bando gli spazi pubblici per organizzare il Christmas Village 2019/2020 a fronte di una pluralità di richieste degli stessi spazi attraverso l’avviso pubblico del 3 ottobre 2019. Quel bando che – per inciso – era stato impugnato al Tar da Fondazione Caffeina con il patrocinio dalla moglie dell’avvocato Barelli, avvocato Dominga Martines, insieme ad altri legali, con ricorso contro il Comune e Fantaword poi ritirato per motivi che, secondo alcune voci, sembrerebbero di carattere amministrativo.

Ebbene, in questo perenne conflitto di interessi, in questo macroscopico corto circuito tra interesse personale e pubblico, nella medesima intervista Barelli aggiunge: Valuteremo se fare appello, ma ormai è superfluo, è venuto meno l’interesse. Non ha più senso perché ormai il Natale è iniziato. E non ha più senso dal momento che la Fondazione non tornerà più a Viterbo. Dopo aver fatto tanto per Viterbo, è venuto meno l’interesse, riteniamo precluse anche le strade al festival estivo. Concentreremo i nostri sforzi altrove. Faremo altrove quello che facciamo, dove ci accolgono a braccia aperte e con affetto”.

A quasi un anno e mezzo di distanza dalla denuncia e dagli esposti, nessuno, né la procura della Repubblica, né la prefettura, né tantomeno il consiglio comunale di Viterbo (cane non mangia cane: l’esponente filipporossiano probabilmente non è l’unico consigliere coinvolto in presunti “conflitti di interessi”), ha ritenuto opportuno chiarire, soprattutto nell’interesse dello stesso Barelli, queste vicende.

Per questo oggi Barelli Laqualunque gonfia il petto come la rana della favola di Fedro e chiede di “staccare la spina ad Arena”, perché sa benissimo che, come nel suo caso, nessuno staccherà nessuna spina a nessuno. Difficile che qualcuno, a meno che non sia fuori da tutti i giochi o non appartenga a nessun clan, rompa un equilibrio che permette a tutti di fare i propri affari in perfetta tranquillità.

(Fabio Messalla)

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