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Viterbo, la guerra del partigiano Giò continua, dentro il Palazzo e nei cassonetti

Viterbo, la guerra del partigiano Giò continua, dentro il Palazzo e nei cassonetti

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Le guerre per il sindaco partigiano, proprio come gli esami di eduardiana memoria, non finiscono mai. Mentre nel centro storico ancora risuonano i colpi di “Sten” con cui ha affrontato la “resa dei conti” (“Zingaweb” dixit) sul bilancio in Sala d’Ercole (nessun morto e ferito, a parte Barelli Laqualunque colpito di striscio a una natica), un nuovo inaspettato fronte si è aperto per il Partigiano Giò. Ieri, in un cassonetto a pian di Tortora, sono state infatti rinvenute niente meno che delle mine anticarro. “La guerra continua!”, sembra abbia esclamato, stringendosi il fazzoletto rosso al collo, il primo cittadino. Nonostante le mine siano degli evidenti residuati bellici, per molti versi simili a molti consiglieri comunali che bivaccano a Palazzo dei Priori da un quarto di secolo o giù di lì, il paventato pericolo di una nuova guerra che coinvolga nuovamente, come ai tempi d’oro del berlusconismo, le varie fazioni del centro-destra viterbese non va affatto sottovalutato.

E il Partigiano Giò, che finora ha sempre avuto il grande coraggio di schierarsi dalla parte del vincitore, queste situazioni le conosce meglio di tutti gli altri. Per questo, invece di imbracciare istintivamente lo “Sten”, ha preferito sparare, pardon rilasciare una dichiarazione “tecnica” per confondere il fronte nemico. “Tra le 14,30 e le 15 sono intervenuti i carabinieri, Viterbo Ambiente e il dirigente del settore ambiente del comune – ha dichiarato infatti il Cino Moscatelli de noantri –. In tanti anni non mi era mai successo veder smaltire mine anticarro nei contenitori dei rifiuti. 

L’inciviltà regna sovrana. Sono comportamenti assurdi perché non si può riempire un cassonetto di quel materiale, che tra l’altro va segnalato e smaltito da ditte specializzate. Ora, per fortuna è materiale ormai inerme, ma ci devono essere ditte autorizzate a smaltirlo. In questo modo si penalizza il servizio pubblico che deve sostenere costi non previsti e che vanno ad incidere su tutta la collettività. Al di là dell’unicità di questo episodio, capita spesso che ci siano da smaltire rifiuti non previsti dal contratto e che sono tutte spese extra”.

Con grande abilità dialettica, il sindaco partigiano segnala l’assurdità della situazione, l’inciviltà che regna sovrana (benvenuto tra noi!) e le spese extra che, grazie a un contratto che non si capisce bene cosa preveda (mai vista Viterbo così sporca), pagherà tanto per cambiare il contribuente Pantalone. Ma queste dichiarazioni, come capisce bene chi abbia letto L’arte della guerra di Sun Tzu o Senza tregua. La guerra dei Gap di Giovanni Pesce, sono solo un astuto diversivo per far uscire allo scoperto il nemico. La guerra del Partigiano Giò continua. Dentro Palazzo dei Priori e nei cassonetti.

(Fabio Messalla)

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