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Viterbo, la crisi comunale: l’inesorabile suicidio di Arena e la fine del suo flirt con la città

Viterbo, la crisi comunale: l’inesorabile suicidio di Arena e la fine del suo flirt con la città

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Possiamo dirlo tranquillamente, il flirt del sindaco con la città è tristemente finito; se la simpatia umana e la presenza costante di Arena erano riusciti a nascondere l’inconsistenza della proposta politica della sua maggioranza a lungo, ora non sono più sufficienti, la città dinanzi ai sempre più enigmatici giochi della politica è già, dopo 8 mesi, stanca e disillusa.

Se il primo cittadino neanche dinanzi all’esplicita richiesta di Fratelli d’italia di azzerare la giunta procede subito, ma rimanda a dopo il bilancio, davvero cascano le braccia, perchè non sai più quanti sono i divieti incrociati che pesano sul suo mandato e quanto limitati siano i suoi spazi d’azione.

Arena deve avere il coraggio di giocarsi tutto, non può cercare all’infinito la moderazione e la prudenza: la giunta è a pezzi e se il sindaco in questi casi non alza la voce e si fa rispettare, è finita.

Continua quindi l’inesorabile suicidio politico di Arena, cominciato con la dichiarazione choc in consiglio comunale “La mafia non esiste, sono solo quattro delinquentelli” che sconvolse un’intera città e proseguito poi con l’aprirsi della crisi comunale: incerte e timide le reazioni del sindaco al moltiplicarsi delle richieste dei partiti, all’incedere ricattatorio delle varie famiglie.

Perchè di questo si tratta di “famiglie” che coltivano i propri affari che antepongono ad ogni iniziativa di pubblico interesse.

Non c’è amore per la città, respiro programmatico anche minimo, alleanza organica con un fine ultimo che non sia il ritorno personale, capacità di proposta.

E’ un triste alternarsi di operazioni di facciata che possano dare l’occasione di premiare parenti, amici, fedelissimi.

E la città è stanca di dover assistere alla mercificazione di ogni sua risorsa, vorrebbe iniziare a capire in primis a come sopravvivere.

Perchè sta affondando da tempo e l’azione imperterrita di avidi sciacalli promette di accelerarne il declino.

(pasquale bottone)

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