Home Cronaca Viterbo, “Il sistema”, nel suo libro Palamara cita più volte il procuratore di Viterbo Auriemma, ecco dove e come
Viterbo, “Il sistema”, nel suo libro Palamara cita più volte il procuratore di Viterbo Auriemma, ecco dove e come

Viterbo, “Il sistema”, nel suo libro Palamara cita più volte il procuratore di Viterbo Auriemma, ecco dove e come

0
0

Annunciato da due brevi e insinuanti flash dell’informatissimo sito “Dagospia”, martedì è finalmente uscito, contemporaneamente a una serie di anticipazioni pubblicate da diversi quotidiani (“Il Giornale”, “Libero”, “Il Fatto Quotidiano” e “La Verità”), l’ormai celebre, per gli addetti ai lavori e non solo per loro, libro-confessione dell’ex magistrato Luca Palamara (“Il sistema. Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura italiana”, Rizzoli). Berlusconi, Davigo, Ingroia, Ferri, Lotti, Napolitano, Pignatone, Renzi, Ruby (al secolo Karima El Mahrough), Salvini, Woodcock, Zingaretti… A scorrere l’affollatissimo indice dei nomi si fa prima a dire chi non è citato. Non mancano, come avevamo facilmente previsto, neppure due magistrati viterbesi (in senso lato e in senso stretto) già ampiamente menzionati nelle cronache del cosiddetto Palamaragate.

Il primo è Marco Mancinetti, ex membro del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e attuale dominus del sindacato di categoria Unicost, l’altro è il procuratore capo della Repubblica di Viterbo Paolo Auriemma. Ma se Mancinetti è citato, quasi di sfuggita e senza scendere nei dettagli delle vicende che l’hanno costretto a dimettersi dal CSM, in un capitolo finale che riassume cronaca e sviluppi del Palamaragate, Auriemma è chiamato in causa per ben tre volte dall’ex magistrato ed ex segretario dell’Unicost. Il procuratore capo della Repubblica di Viterbo pro tempore, racconta Palamara al direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti che firma insieme a lui il libro, interviene autorevolmente in due delicatissime questioni che riguardano le nomine del procuratore capo della Repubblica di Roma, che come sanno anche i profani conta più del presidente della Repubblica, e del procuratore aggiunto della stessa procura.

Nella prima questione, Auriemma, all’epoca membro togato del CSM, è persuaso da Palamara, sfumata la candidatura del prescelto Giancarlo Capaldo, ad appoggiare la nomina di Giuseppe Pignatone (al tempo procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria) a procuratore capo della Repubblica di Roma. E infatti Auriemma, dietro suggerimento dell’ex segretario dell’Unicost (a cui lo stesso procuratore capo di Viterbo è iscritto), rappresenta “nel 2012 il Csm a Reggio Calabria, per dare a Pignatone un segno tangibile del nostro sostegno” (pagina 138). Nella seconda questione, invece, il machiavellico Palamara fa pressioni su Auriemma, come attestano anche i messaggi scambiati via cellulare, affinché induca il magistrato Sergio Colaiocco, che fino ad allora era stato sostenuto da Unicost, a ritirare la sua candidatura a procuratore aggiunto della Repubblica di Roma per favorire la nomina all’ambita carica di Giuseppe Cascini, un magistrato iscritto al sindacato di sinistra Magistratura Democratica e simpatizzante di Sinistra Ecologia e Libertà (pagine 98-99). La terza e ultima citazione è inerente la ben nota telefonata intercorsa tra Palamara e Auriemma riguardo alle vicende legate alla nave Diciotti e alla politica dei blocchi navali attuata dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini (pagine 118-120).

Rimangono giustamente fuori dal libro altre delicate questioni, su cui sta ancora indagando la procura generale della Cassazione, che coinvolgono più direttamente Auriemma. Ampie citazioni, infine, sono dedicate al succitato Cosimo Maria Ferri, deputato renziano non proprio ignoto a Viterbo. Un po’ di pazienza e ci occuperemo anche di questo eroe dei nostri tempi molto popolare dalle parti del palazzo di giustizia di Viterbo.

(Gustav Briegleb)

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *