Home Politica Viterbo, “Il partito sono io”, il naufragio della Lega viterbese e l’autoritarismo da operetta di un leader familista allo sbando
Viterbo, “Il partito sono io”, il naufragio della Lega viterbese e l’autoritarismo da operetta di un leader familista allo sbando

Viterbo, “Il partito sono io”, il naufragio della Lega viterbese e l’autoritarismo da operetta di un leader familista allo sbando

40
0

Più che abbandonarsi ai nostalgismi (“12 anni fa ricordo quando andai a Milano per la prima volta a conoscere Salvini) l’oste-senatur “Felicetto” alla riunione di ieri (popolata da 5 rappresentanti provinciali del partito su 60) avrebbe fatto bene a chiedersi  perchè ora si trova a dover fare i conti con una Lega residuale sul territorio, dove giorno dopo giorno gli iscritti abbandonano, il dissenso politico è forte come il mancato gradimento del suo operato.

“La lega sono io, chi è non è d’accordo vada via” è stato il massimo dell’apertura democratica del (piccolo) dux di Roccagorga, tra i rappresentanti più noti del “familismo salviniano” che lo ha portato qui a Viterbo a creare una minuscola famiglia di parenti stretti e ad ignorare ogni voce contraria.

Un fallimento umano, oltre che progettuale, un finto buonismo stucchevole, una scarsità di eloquio paradossale per un leader, un carisma inesistente, come i contenuti prodotti da lui e dai suoi uomini.

Non si può ignorare, e le elezioni comunali lo sanciranno a meno di difficilissime e clamorose sorprese, che la Lega Viterbo sul territorio non solo non ha lasciato il segno, ma è completamente venuta meno al suo compito, scegliendo particolarismi e squallide logiche di bottega, termalismi utopici ad personam e comportamenti non rispettosi nei confronti del dibattito e del confronto interno.

Una verità lampante che costringerà i vecchi seguaci del partito a convergere sugli altri partiti del cdx e sulle liste civiche:  solo la mancanza di ogni opinione libera e di qualsiasi tipo di informazione locale libera e plurale consente ancora a Fusco di continuare a nascondere un naufragio evidentissimo e a rimandare l’urgenza di sue dimissioni.

(40)