4 Ottobre 2022

Blog Giornale Quotidiano

Viterbo, il degrado da indagare, la strana “percezione” del Comandante Vinciotti

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In Italia tutti, non solo gli chef multistellati, hanno la ricetta giusta e vincente. Basta infatti navigare nel web, accendere la televisione o prendere in mano un giornale per imbattersi in una esagitata torma di esperti, opinionisti, tuttologi, nani e ballerine, tutti inesorabilmente pronti a risolvere (a chiacchiere) i nostri più annosi problemi.

A Viterbo abbiamo invece il webgazzettino stra-local più letto e più di regime dell’universo che, tra un “riceviamo e pubblichiamo”, un colorato banner pubblicitario dell’Ater o della regione Lazio e uno “sponsorizzato”, si occupa con grande serietà e impareggiabile senso civico dei problemi dei cittadini.

Il quartiere di San Faustino è degradato e ostaggio della microcriminalità? Il webgazzettino apre il dibattito, non già con un’inchiesta vecchio stile con taccuino in mano e suole delle scarpe consumate tra piazze, vie, viuzze e vicoli, ma con una serie di interviste ai tutori dell’ordine pubblico locale.

Lo chef di turno è l’ineffabile comandante della polizia locale Mauro Vinciotti che, malgrado sia come noi un oriundo (ma, a differenza nostra, di più recente acquisizione), dimostra di aver capito tutto dell’underground viterbese e di avere quello che si dice il “polso della situazione”.

“Credo che a San Faustino vi sia più un problema di sicurezza percepita che non di sicurezza reale”. Risse, stupri, spaccio, reati di vario genere, prostituzione, schiamazzi notturni, sporcizia dappertutto e bar continuamente chiusi dalla Questura evidentemente sono tutte fake news. Buono a sapersi.

Però, ci avverte un Minciotti più nelle vesti del sociologo gigimarzulliano a là Francesco Mattioli che del poliziotto, la “percezione che non va comunque sottovalutata”.

E come si combatte questa percezione da non sottovalutare? La ricetta minciottiana è semplice: “Bisogna assolutamente mantenere viva la rete delle attività che esistono ancora nel quartiere, purché si comportino in maniera corretta. I negozi, i bar, i servizi alla persona. Tutte queste realtà sono importantissime perché tengono viva una rete di controllo sociale e di conoscenza delle persone fondamentali, segnalando ad esempio situazioni problematiche prima che queste si aggravino. Una rete di reciproca assistenza che in una città dalle dimensioni umane come Viterbo è fondamentale, rendendo migliore la qualità della vita delle persone. E su questo tutti dobbiamo fare la nostra parte”.

Peccato che, ormai da anni, i negozi non solo di San Faustino, ma dell’intero centro storico e non solo, tendano più a chiudere che ad aprire. E quei pochi negozi che ancora resistono, se non sono chiusi dalla Questura perché frequentati quasi esclusivamente da pregiudicati, chiudono per mancanza di clienti.

Una tendenza che risale a un quarto di secolo fa; quando, per agevolare gli insediamenti della grande distribuzione fuori dalle mura cittadine, si è annientata o quasi la rete del commercio cittadino. Frutto di scelte politiche dissennate che hanno coinvolto e tuttora coinvolgono buona parte della classe politica viterbese.

Ma a leggere le interviste webgazzettiniste, specie questa vinciottiana, sembra che tutto si risolva con qualche negozio e qualche telecamera qua e là.

E questo detto da chi, contrariamente a quello che afferma, non riesce neppure a castigare come meriterebbero automobilisti indisciplinati (e ultimamente, purtroppo, anche assassini) abituati a parcheggiare abusivamente ovunque e a fare sempre e comunque il comodo proprio.

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