Home Cronaca Viterbo, il caso Fieno due anni dopo: come la mancanza di lavoro e l’ emarginazione sociale riescono a creare il “mostro” da prima pagina
Viterbo, il caso Fieno due anni dopo: come la mancanza di lavoro e l’ emarginazione sociale riescono a creare il “mostro” da prima pagina

Viterbo, il caso Fieno due anni dopo: come la mancanza di lavoro e l’ emarginazione sociale riescono a creare il “mostro” da prima pagina

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Quando Ermanno Fieno (di cui in questi giorni si sapranno i risultati delle superperizie) un paio di anni fa uccise i genitori a Santa Lucia, tutti i grandi pensatori cittadini (non pochi di imbarazzante livello e di rustico appeal) avevano avuto un’occasione seria per discutere di lavoro ed emarginazione a Viterbo, giri chiusi e ascensore sociale inchiodato.

Il caso riguardava un quarantenne senza lavoro che non ha pudore di confidare la sua situazione ad altri, considerando la spietatezza e il cinismo della società viterbese, e si lascia andare per difesa ad una vita da figlio di famiglia che la sua psicologia a pezzi sopporta male fino a portarlo ad uccidere.

Viterbo abbandona nativi e forestieri al suo destino, lascia che a gestire potere e prebende siano sempre i soliti noti che li tramandano per generazioni e generazioni ed in tal modo crea i “mostri”, i “disattati”, gli “esclusi” che o hanno la forza fisica o economica di andar via o annegano nelle maleodoranti acque del nulla cittadino.

Eppure dibattiti in tal senso la città non affronta, preferisce il suo stanco medioevo, di miti consunti, di patetiche invidie, di perfidia strapaesana ad un più costruttivo inizio di messa in discussione di se stessa.

Regalando pagine di arretratezza culturale e di superficialità di comportamento ineguagliabili nella loro scialba pochezza.

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