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Viterbo, green pass, certificati di malattia aumentati dell’11% negli ultimi sette giorni

Viterbo, green pass, certificati di malattia aumentati dell’11% negli ultimi sette giorni

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Nel Lazio i certificati di malattia presentati da dipendenti di enti pubblici e aziende private lo scorso 15 ottobre, giorno di entrata in vigore delle norme sul green pass, sarebbero stati 9.787 contro i 7.742 del venerdì precedente, con un aumento del +26.4%. Mentre il 18 ottobre, con l’avvio cioè della prima settimana lavorativa all’insegna delle nuove disposizioni in materia di contenimento del contagio da Covid, il loro numero risulterebbe pari a 19.241, con un incremento del +11,4% rispetto al lunedì precedente.  In attesa dei dati di tutta la settimana lavorativa che va da lunedì a ieri, sono questi i primi numeri sul fenomeno, resi noti dal Codacons, il quale, per fare chiarezza su quanto si sta verificando, ha presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Roma, Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone.

 

Per quanto riguarda più da vicino la Tuscia e la Sabina, gli uffici dell’Inps, interpellati dal Corriere, rispondono di non disporre ancora di un dato definitivo in valore assoluto, ma confermano a livello percentuale un aumento di malattie (vere o presunte) di oltre il 10%, quindi in linea con il dato registrato regionale. Nel Reatino, durante questa settimana che si sta concludendo ci sarebbero state in media circa trecento malattie al giorno.
Un vero boom di assenze per malattia, dunque, che, dopo l’iniziativa del Codacons, potrebbe finire presto al vaglio della magistratura. L’associazione dei consumatori, si legge in un comunicato, “ha deciso in questo modo di fare chiarezza sull’abnorme crescita delle certificazioni presentate dai lavoratori della regione a far data dal 15 ottobre. I numeri accertati potrebbero infatti nascondere veri e propri reati, come quello di falso ideologico e truffa aggravata”. In altri termini, “la crescita abnorme dei certificati fa sorgere il sospetto che nel Lazio molti lavoratori, non disponendo di green pass e non volendo ricorrere al tampone, abbiano scelto di mettersi in malattia allo scopo di non recarsi al lavoro e non subire le sanzioni previste per i dipendenti pubblici e privati privi di certificazione sanitaria. Si parla di malattie – ancora il Codacons – con ogni probabilità inesistenti che producono un danno per le casse dell’Inps e potrebbero realizzare reati sia da parte dei lavoratori, sia dei medici che hanno firmato certificati falsi”. 

 

Nell’esposto si chiede dunque “di aprire indagini sul territorio in merito, acquisendo la relativa documentazione e verificando l’operato dei medici di base, alla luce dell’articolo 479 del codice penale che punisce ‘il pubblico ufficiale, che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesti falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesti come da lui ricevute dichiarazioni non rese, ovvero ometta o alteri dichiarazioni ricevute, o comunque attesti falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità”. 
Certo è che, al di là della denuncia del Codacons, una fotografia del fenomeno ancora più veritiera la si potrà avere nei prossimi giorni, laddove si potrà meglio verificare se si tratta solo di un fenomeno passeggero o destinato a durare nel tempo.  (fonte corrierediviterbo.corr.it).

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