Home Cronaca Viterbo decadente, città di politicanti, faccendieri, predatori del pubblico denaro, sedicenti organizzatori culturali
Viterbo decadente, città di politicanti, faccendieri, predatori del pubblico denaro, sedicenti organizzatori culturali

Viterbo decadente, città di politicanti, faccendieri, predatori del pubblico denaro, sedicenti organizzatori culturali

0
0

Leggiamo sempre con molto piacere i pezzi che Vincenzo Ceniti, una delle ultime memorie storiche di questa città, dedica a luoghi, vicende, cronache e personaggi viterbesi. A differenza di molti recenti (e autoproclamati) storici locali, che dedicano i loro studi prevalentemente alla Viterbo etrusca, medievale, papale, dantesca, a Santa Rosa, eccetera (spesso “ispirandosi” a quanto scritto, ben più autorevolmente, dai vari Signorelli e Pinzi), il buon Ceniti racconta invece, facendo largo uso di testimonianze dirette e sapidi aneddoti, figure chiave della viterbesità del secolo scorso.

Non essendo più tanto giovani, se andiamo indietro con la memoria ci torna in mente, ad esempio, il professor Alessandro (Sandro) Bordoni, consigliere comunale del MSI-DN, che nei suoi interventi in Sala d’Ercole, pronunciati con il piglio del grande affabulatore, menzionava un personaggio caratteristico come il venditore ambulante “Peppe l’Oca” o citava i racconti dello scrittore viterbese (putroppo dimenticato) Luigi Catteruccia. E non è un caso se trent’anni fa, prima di Ceniti, sia Monsignor Salvatore Del Ciucio sulle pagine locali de “Il Messaggero” che Massimo Onofri sulle colonne del “Corriere di Viterbo” abbiano voluto rievocare con una serie di pezzi quella antica Viterbo, popolare, coraggiosa, fiera e bizzarra, che già all’epoca stava diventando un lontano e pallido ricordo.

Trent’anni dopo, se non fosse per i pezzi di Ceniti e gli articoli di Carlo Maria Ponzi (l’unico ad aver ricordato la scomparsa del compianto dottor Aldo Laterza) su “Il Messaggero”, persino chi amministra questa città, dal sindaco al più improbabile dei consiglieri comunali, ignorerebbe la Storia (e le storie) di Viterbo.

La decadenza di questa città, che è proceduta di pari passo con la perdita della memoria collettiva, è iniziata più o meno trenta-trentacinque fa, quando una classe dirigente, non esente da difetti,  ma tutto sommato dignitosa e spesso anche onesta, è stata rapidamente sostituita da politicanti, faccendieri, predatori del pubblico denaro e sedicenti organizzatori culturali tanto cinici quanto ingordi, e un popolo orgoglioso delle proprie nobili origini da una plebe famelica e priva di valori.

Non sarà affatto facile, per le generazioni (speriamo migliori delle attuali) che verranno, fermare questa decadenza ormai inarrestabile.

(Osvaldo Spengleri)

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *