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Viterbo Decadence, la pessima politica,  e l’analfabetismo non è solo istituzionale

Viterbo Decadence, la pessima politica, e l’analfabetismo non è solo istituzionale

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Nel quadro di generale decadenza che soffoca la citta di Viterbo, non costituisce certo un’eccezione la sua classe politica. Il mutamento antropologico (paroloni, ci rendiamo conto, ma sono gli unici calzanti) è avvenuto a metà anni 80 del 900, quando ancora il sindaco lo eleggevano i partiti e non i cittadini, e i consiglieri venivano scelti tramite le cosiddette preferenze multiple. Grazie a queste, nei maggiori partiti si formavano cordate, quasi sempre vincenti, di aspiranti consiglieri, che rispecchiavano esattamente i rapporti di forza interni alle varie “ditte” politiche. Nei partiti minori, invece, talvolta il seggio poteva essere conquistato da un autentico outsider.

Questo sistema di voto, che fu abolito tramite un apposito referendum nel 1991, per classica eterogenesi dei fini, tra gli 80 e 90, favorì in loco, ma più generalmente in tutta Italia, l’avvento di una classe politica pessima. I partiti avevano infatti ormai abdicato alla loro funzione selezionatrice e il sistema delle preferenze multiple era passato nelle mani di congreghe affaristiche o addirittura di sodalizi criminali. Il consiglio comunale di Viterbo iniziò quindi a popolarsi di personaggi senza storia e militanza politica alle spalle, più interessati alla loro personale ascesa sociale (ed economica) che al bene della città.

L’introduzione della preferenza unica e l’avvento della (presunta) Seconda Repubblica hanno, neanche troppo paradossalmente, persino peggiorato la situazione. Ora infatti bastano poche decine di voti e il partito “giusto”, che alla bisogna si cambia rapidamente, per accomodarsi tra i banchi della Sala d’Ercole. L’esito di questo mutamento antropologico, già evidente oltre trent’anni fa, lo è ancor più oggi. Chi abbia infatti la sventura di partecipare ai consigli comunali o di assistervi via streaming, non può non notare come il comportamento e il linguaggio (vernacolare) della maggioranza dei consiglieri siano più consoni a quelli delle vecchie osterie che a una pubblica assise.

Si stenta a credere che alcuni degli eletti siano professionisti molto stimati nei loro rispettivi campi. Il paragone con i tanti professionisti, ma anche impiegati, commercianti, artigiani, professori, militari e operai, che fino a trenta-trentacinque anni fa sedevano su quegli stessi banchi, sarebbe estremamente impietoso.

A questo, infine, si aggiunga che, in tempi di Covid, i pochi consiglieri presenti in aula non rispettano neppure le più elementari misure di distanziamento. Oltre all’analfalbetismo (non solo istituzionale), abbiamo anche, come lo chiamava il vecchio Gramsci, il sovversivismo delle classi dirigenti. Viterbo è veramente messa male.

(Osvaldo Spengleri)

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