Home Cronaca Viterbo, Covid, dati sul contagio troppo oscillanti, tamponi “discussi”, Sindaco e Prefetto farebbero bene a controllare
Viterbo, Covid, dati sul contagio troppo oscillanti, tamponi “discussi”, Sindaco e Prefetto farebbero bene a controllare

Viterbo, Covid, dati sul contagio troppo oscillanti, tamponi “discussi”, Sindaco e Prefetto farebbero bene a controllare

0
0
Sono mesi che osserviamo i dati pubblicati dalla ASL Viterbo  cercando di coglierne il significato senza però giungere ad una conclusione. Possiamo solo fare ipotesi sulle cause di tale andamento, pur nella certezza che qualcosa non funziona e che ciò potrebbe determinare ripercussioni sulla popolazione viterbese.
I dati pubblicati mostrano oscillazioni del rapporto tra il numero dei tamponi e i casi di positività che vanno dal 5% al 20%, talvolta nell’arco di una giornata, evidenziando una significativa distanza con il dato regionale e nazionale che risulta significativamente e stabilmente più basso.
Quali potrebbero essere le motivazioni di queste anomale oscillazioni percentuali? Per cercare di capirci qualcosa di più dobbiamo analizzare alcune variabili significative.
La prima variabile da considerare è quella del campione della popolazione sottoposta a tampone. Qualche variazione del campione può determinare una variazione percentuale di positività rispetto al numero dei tamponi effettuati; è il caso dei controlli fatti nelle RSA dove sono stati individuati cluster epidemiologici con numerosi positivi diagnosticati nell’arco di una giornata. Ma le variazioni sono troppe e non sembrerebbero collegate a questi cluster.
Altra variabile interessante è correlata alle modalità di effettuazione del tampone. A tal proposito sono ormai innumerevoli le testimonianze che raccontano, in qualche caso, di un tampone spinto tanto in profondità e ruotato con vigore da essere percepirlo fino alla nuca, mentre i più, ricordano che l’operatore gli ha “solleticato la punta del naso”. Se tali testimonianze fossero confermate da un’osservazione rigorosa, potremmo scoprire un processo completamente fuori controllo a causa della variabilità delle modalità di campionamento. Sarebbe anche utile poter escludere problemi successivi al prelievo, ovvero, relativi allo stoccaggio e trasporto in laboratorio dei campioni per i quali sono previste temperature di conservazione e tempi limite.
Arriviamo alla fase laboratoriale. Diversi articoli di stampa hanno messo in evidenza alcune presunte irregolarità nella scelta della ASL di affidare questa delicata attività al nuovo laboratorio di genetica. Questo aspetto non necessariamente è in grado di influenzare l’affidabilità del laboratorio, tuttavia, qualche problema potrebbe comunque esserci se,  quanto risulta da voci di corridoio fosse confermato.
Sembrerebbe, infatti, che il laboratorio di genetica non possegga la necessaria autorizzazione all’esercizio e non sia stato, di conseguenza, sottoposto alla verifica di accreditamento regionale. Non si tratta in questo caso di questioni formali, piuttosto di questioni sostanziali. Infatti, mentre l’autorizzazione all’esercizio viene concessa solo dopo la verifica dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi del laboratorio, la verifica di accreditamento è tesa a verificare la capacità dell’intero processo laboratoriale di produrre prestazioni di qualità, ergo, affidabili.
Un elemento esterno alla ASL che potrebbe avere influenza sull’affidabilità del processo è senz’altro il tipo di test utilizzato. Oramai è noto a tutti che i test rapidi producono un elevato numero di falsi negativi (persone infette che risultano negative) e i testi utilizzati dalla Regione Lazio, stando alle ultime notizie, sembrerebbero detenere il primato di inaffidabilità. È forse possibile che quando la percentuale di positività cade a picco siano stati utilizzati in larga misura i tamponi rapidi per scelta ASL? Oppure che i tamponi siano stati fatti “sulla punta del naso?” o ancora, possono esserci stati problemi di stoccaggio (tempi e temperatura di stoccaggio …)? Ah saperlo!!!
Se così fosse, dovremmo rivalutare i mirabolanti risultati sul contenimento della pandemia, pubblicati dalla ASL, considerando i picchi valori tristemente più attendibili delle picchiate verso il basso.
Se tutto quanto sopra venisse drammaticamente confermato, assumerebbero altro significato tutte quelle voci di pazienti che si sono infettati dopo il ricovero. Pazienti negativi all’ingresso in reparto e positivi pochi giorni dopo, probabilmente falsi negativi in PS oppure contagiati in un ambiente dove alcune segnalazioni indicano una inadeguata separazione dei percorsi covid dagli altri no-covid. Situazioni queste delle quali la ASL o il SISP, nel suo ruolo di vigilanza, non hanno mai dato conto.
Quanto sopra, meriterebbe un approfondimento da parte delle autorità competenti, in primis del Sindaco e del Prefetto, perché, oltre agli eventuali danni alla salute pubblica e a quella dei lavoratori della sanità, potremmo trovarci di fronte ad un danno alla salute pubblica e ad un danno economico da cattiva gestione e da sprechi di risorse preziose in tempi pandemia per effetto delle scelte poco-strategiche aziendali.
(t.r.)

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *