Home Cronaca Viterbo, Coronavirus, “Quando dalla porta non vedi entrare più sorrisi, ma mascherine che si affacciano”, un contributo di Fiorenzo Mascagna sulle case di riposo in tempi di pandemia
Viterbo, Coronavirus, “Quando dalla porta non vedi entrare più sorrisi, ma mascherine che si affacciano”, un contributo di Fiorenzo Mascagna sulle case di riposo in tempi di pandemia

Viterbo, Coronavirus, “Quando dalla porta non vedi entrare più sorrisi, ma mascherine che si affacciano”, un contributo di Fiorenzo Mascagna sulle case di riposo in tempi di pandemia

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Si finisce in una casa di riposo quando le distanze tra la tua vita e quella degli altri diventano abissali. Nulla sarà più come prima. La casa servirà per dare più spazio ai nipoti, se non addirittura venduta. Il tramonto da guardare non avrà più come contorno le tende ricamate. Sarà un’altra la finestra quella dove appoggiare gli occhi per cercare un paesaggio che non potrà appiccicarsi al cuore. Sai di essere fragile, ma hai vissuto una guerra. Gli anni sono quelli da dire ad alta voce, come facevi da bambino, aggiungendo i mesi. Il mondo fuori e quello dentro: due entità che si conoscono appena e che hanno come unico transito le visite, quando ci sono. Quello squarcio sulla porta percorso da persone care, che non avresti pensato potesse avere un intenso sapore, porta con sé abbracci e quello che serve a una vita fatta ormai di poche cose. I volti che girano attorno al letto impari a conoscerli dalle distanze, perché non tutte le persone hanno un sorriso che fa spessore. Dici sempre che stai bene perché il male è quel bagaglio pesante che non vorresti dare ai figli. Poi, farli sentire in colpa perché sei diventato vecchio? Quello è un peso da tenere accanto al letto diventato ormai rifugio della tua vita. Non è come quando salivi le scale sudato e potevi prenderti un raffreddore. In questo luogo dove tutto è sicuro, ci sono medici e infermieri, ogni cosa è fatta apposta perché le distanze tra il mondo che hai intorno e quello che è fuori servano a proteggere un’esistenza che conta le fragilità insieme alle medicine sul comodino. Poi un giorno la porta non si apre e scopri che lo squarcio di felicità attraversato dai sorrisi è stato murato. Chiedi cosa sta succedendo a un signore che si affaccia dalla porta con il volto coperto da una mascherina. Sai già che risponderà: “Niente”. Ma tu gli farai ancora la stessa domanda fino a costringerlo a dirti: “Andrà tutto bene”. Nessuno è venuto a trovarti, il silenzio da percorrere a piedi è diventato una prigione. Apriranno quella porta solo quando l’ultimo respiro ti avrà lasciato.

(fiorenzo mascagna)

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