Home Politica Viterbo, Coronavirus, Fusco “Felicetto”, il senatur de noiantri, dalla dura (?) opposizione alle grandi ammucchiate: cronache dalla Tuscia di un definitivo disastro politico “trasversale”
Viterbo, Coronavirus, Fusco “Felicetto”, il senatur de noiantri, dalla dura (?) opposizione alle grandi ammucchiate: cronache dalla Tuscia di un definitivo disastro politico “trasversale”

Viterbo, Coronavirus, Fusco “Felicetto”, il senatur de noiantri, dalla dura (?) opposizione alle grandi ammucchiate: cronache dalla Tuscia di un definitivo disastro politico “trasversale”

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Un’ intervista da statista al senatur ciociaro-leghista Umberto Fusco è sempre di quelle che ti caratterizzano una giornata, anche perchè il “prode Felicetto” è capace di dire di tutto anche se forse vuole dire il contrario e viceversa: ed eccolo quindi sul “gazzettino della profana più che santa alleanza in provincia”  parlare di politica che vista l’emergenza deve fare un indispensabile passo indietro. Se prima era sull’orlo di un burrone ora vi ci deve cadere dentro insomma: perchè non è importante che i partiti facciano un passo indietro, ma la politica… ( e cosa rimangono allora gli affari personali?). Fusco quando si scatena è una vera icona per casalinghe depresse malate di telenovelas in replica per la dodicesima volta: ha l’aspetto e il carisma di un ottimo risolutore di parole crociate facilitate, si vede che qualche volta il tg4 lo segue e secondo me ha tutti i libri di Paolo Del Debbio e le biografie di Bossi,  Salvini e Barbara D’Urso in bella mostra nello studio di casa.

“Felicetto” è un vero leader, la sua Yalta l’accordo in provincia: e poi le lodi sperticate a sindaco, prefetto, direzione Asl (tante rivolte  alla sanità, in pratica il belcolle è un ospedale di Bologna…) tutto ora va benissimo in tempi di inciucissimo: perchè  l’importante è agire, “Serve uno sforzo straordinario per far ripartire il territorio”.

E meno male che lo dice lui, campione di meritocrazia, che è arrivato i puntare i piedi per far nominare il genero presidente del consiglio comunale distruggendo in pratica ad un bravo ragazzo di buoni studi ogni prospettiva politica: per non parlare della scelta dei consiglieri e degli assessori, una allegra brigata di improvvisati che a metterli insieme non ci sarebbe riuscito neanche Razzi.

Ma Fusco in questo momento si sente responsabile, è disceso su di lui lo spirito di gruppo, lo aspetta l’impresa di salvare una provincia intera: facendo fare un passo indietro alla politica in modo che possa agevolmente cadere nel burrone e rimanerci.

Tutti insieme appassionatamente nella ormai  neanche improba fatica  di distruggere completamente una terra con la protervia e la finta bonomia dei business men arcaico-rurali.

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