Home Cronaca Viterbo, Coronavirus, Belcolle, aumento di casi di positività personale sanitario, si avvera la denuncia di Mario Perazzoni e del Sindacato Nursing Up del 20 marzo
Viterbo, Coronavirus, Belcolle, aumento di casi di positività personale sanitario, si avvera la denuncia di Mario Perazzoni e del Sindacato Nursing Up del 20 marzo

Viterbo, Coronavirus, Belcolle, aumento di casi di positività personale sanitario, si avvera la denuncia di Mario Perazzoni e del Sindacato Nursing Up del 20 marzo

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Sono stati ufficializzati nelle ultime ore nuovi casi di positività al Covid 19 tra il personale sanitario al Belcolle che ora sembrano in deciso aumento: alla luce del momento particolarmente difficile che sta attraversando la sanità provinciale in queste ore pubblichiamo il comunicato emesso in data 20 marzo u.s. dalla Segreteria Area Nord Lazio Viterbo- Rieti del Sindacato Infermieri Italiani e dalla Segreteria Regionale Nursing Up,  con a capo rispettivamente Filippo Maria Perazzoni e Laura Rita Santoro, contenente tanto di diffida alla  Asl locale.  Un vaticinio avveratosi purtroppo in tempo record 

 

A SEGRETERIA AREA NORD LAZIO Viterbo-Rieti del Sindacato degli Infermieri Italiani NURSING UP, sindacato rappresentativo nel comparto della sanità pubblica ex d.lgs 165/2001 e nello stesso comparto delle Provincie autonome di Trento e Bolzano, espone quanto segue.
In queste ore continuano a giungerci innumerevoli segnalazioni e richieste di intervento da parte di infermieri della ASL Viterbo a causa delle pessime condizioni di lavoro in cui sono costretti ad operare.
Lamentano, turni massacranti, spogliatoi sovraffollati, armadietti che non consentono la separazione dello sporco dal pulito, difficoltà a decontaminarsi adeguatamente alla fine del turno, l’impossibilità di proteggersi adeguatamente durante il lavoro per la carenza/assenza di DPI adeguati e conformi a quanto disposto dallo stesso Datore di Lavoro nel Piano di emergenza COVID.
È ormai nota a tutta la collettività la carenza di mascherine tipo FFP2 e FFP3, di tamponi e dispositivi di sicurezza.
Tale carenza ha raggiunto ormai livelli di gravità inauditi, tanto che gli operatori sanitari non possono esercitare il loro servizio istituzionale, senza rischiare di mettere a repentaglio il proprio stato di salute. A questo si aggiunge la distribuzione di pseudo mascherine chirurgiche che, ammesso possano essere idonee come tali, potrebbero solo contenere la contagiosità di un paziente positivo, ma nulla possono per proteggere gli infermieri esposti a rischio contagio.
Parimenti, riceviamo segnalazioni da parte di infermieri ed altri operatori che rischiano di dover dormire in macchina per tutelare i propri famigliari in conseguenza dell’obbligo (vedi recenti provvedimenti adottati dal Governo) di proseguire regolare servizio anche quando si è venuti a contatto con persone infette, sino alla comparsa di sintomi da COVID-19.
Tutto ciò continua ad accadere nonostante le nostre segnalazioni.
Come già comunicato con nostre note a mezzo PEC, alle quali non è giunta – almeno allo stato – alcuna controdeduzione, non si può certo pensare di affrontare l’emergenza mettendo a grave rischio la salute degli infermieri e degli altri operatori sanitari e le carenze nella gestione della crisi da parte della ASL VT che sono state evidenziate anche dai RR.LL.SS i quali, con una nota prot. 21460 del 18 marzo 2020, evidenziano alcune criticità che confermano quanto sopra scritto tralasciando un elemento fondamentale. Il documento al quale fanno riferimento, redatto per affrontare una grave situazione di rischio, è stato prodotto senza il contributo dell’RSPP e del Medico Competente, per non citare il Comitato CICA che in queste situazioni assume un ruolo centrale. È stato redatto, forse, senza nemmeno aggiornare il DVR, e quindi, senza coinvolgere proprio i RR.LL.SS in merito ad una situazione di rischio grave. Proprio i RR.LL.SS., che in questi casi sono chiamati ad esercitare il loro ruolo, finalmente hanno assunto una posizione essere stati coinvolti formalmente. Purtroppo, invece di percorrere le vie formali previste dal D.L.gs 81/08, si sono limitati a chiedere gentilmente al DDL di coinvolgerli. Sarebbe interessante sapere se questi RR.LL.SS. abbiano ricevuto una adeguata formazione, fermo restando le nostre segnalazioni sull’illegittimità della loro nomina e della loro rappresentatività.
Tornando sulla carenza dei Dispositivi di Protezione Individuali, vogliamo evidenziare come i tempi di reazione all’emergenza siano stati oltretutto tardivi. Infatti, sia il Ministro della Salute, sia le Regioni interessate, non si sono preoccupate di garantire la realizzazione, per tempo, di piani di emergenza per fronteggiare un’eventuale espansione del virus.

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