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Viterbo, consiglio covid pagina nera per la democrazia viterbese, urla contro la libertà di parola, “mobbing” alla  Ciambella, aula ridotta a bettola

Viterbo, consiglio covid pagina nera per la democrazia viterbese, urla contro la libertà di parola, “mobbing” alla Ciambella, aula ridotta a bettola

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Avevamo chiesto anche noi come cittapaese.it che si tenesse un consiglio comunale sull’emergenza covid a Viterbo, ma quando ne parlavamo non immaginavamo che il sindaco fosse poi riuscito a mettere su una mezza farsa da repubblica delle banane (che come berlusconiano ben conosce) con una direzione asl che interviene solo con un’ informativa, rigidamente senza contraddittorio,  e gli altri consiglieri che stanno a guardare beatamente come estasiati sudditi del pensiero unico sanitario.

Questo è possibile solo in una provincia depressa, lobotomizzata, dove il senso della democrazia non esiste e un esercito di baciapile questuanti si aggira per il territorio vivendo di episodici oboli per grazia ricevuta: una provincia tenuta sotto scacco da una politica che definire infima è dolce eufemismo, di impreparati servitori al servizio dell’interesse personale che non conoscono il senso del decoro oltre ad essere lontani anni luce dal più flebile concetto di professionalità.

Se il consiglio comunale fosse andato oggi in onda in diretta nazionale su qualche canale di stato penso che il danno sarebbe stato irreparabile, un “decreto regio” immediato avrebbe cacciato  il comune di Viterbo dall’Italia ( di cui continua a far parte solo geograficamente): ma non solo per i contenuti, tranne qualche eccezione, assai scadente, ma per i toni esageratamente tardo-rustico bucolici usati da alcuni consiglieri presenti che probabilmente come lavoro danno da bere alle galline, alle pecore e ai maiali la mattina.

Come era stato organizzato dal timoroso, mai a suo agio, dilettante allo sbaraglio Arena, sindaco che sta facendo finire un’intera collettività in un pozzo di ridicolaggini e mediocrità senza fondo, la seduta era destinata al fallimento: e male ha fatto la direttrice della Asl  ad accettare di intervenire in un contesto così miserabile rassegnato a pendere dalle sue labbra e a contemplare la mirabile perfezione del suo lavoro.

Da professionista di lunga carriera nel suo campo avrebbe dovuto indire prima una conferenza stampa aperta a tutti e poi pretendere che dopo il suo intervento ci fosse un contraddittorio, schematizzato dall’intervento dei soli capigruppo magari,  ma ci fosse.

Mandato in onda così a mò di monologo il suo intervento è infatti risultato alla fine complicato da seguire, lungo e non sempre chiaro, come approccio impostato in maniera frettolosa, forse un po’ scolastica,  poco efficace.

Capiamo che la Donetti, ternana dall’accento meneghino si sia posta il problema di dover essere comprensibile ad un uditorio non eccelso quale quello formato dai non evolutissimi consiglieri comunali, ma magari qualcuno interessato  a capirci davvero qualcosa c’era, chissà.

Il nozionismo scolastico magari non contiene quella carica minima di empatia che una direttrice generale  deve possedere quando si rivolge ad un’intera città, qualche parola in più detta in libertà, una  maggiore capacità di sintesi e di vicinanza nei confronti dell’interlocutore anche virtuale non avrebbero guastato. Non eravamo in una classe per aspiranti dipendenti asl.

Comunque non è la direttrice generale la responsabile certo dell’inabissarsi del livello di un consiglio comunale mai giunto così in basso: chi lavora alla Asl  in questo periodo ha responsabilità enormi, non deve necessariamente possedere il dono della comunicativa e merita comunque rispetto, sono i quattro guitti politicanti assurtisi a difensori (magari indesiderati dalla stessa Donetti) della sanità viterbese ad essere patetici, a superare il segno con modi da  Burinistan  e a recarle danno,  gettando discredito su una istituzione sanitaria che è di tutti,  non loro.

Questi quattro guitti ora diranno che  io ora parlo dell’intervento della Ciambella perchè sono un partigiano, ricevo chissà quale favore in cambio o sono schierato: ovviamente di questi miserabili a caccia di qualche spicciolo per fare la spesa (disoccupati o sottoccupati travestiti da indaffaratissimi ideologhi del nulla) o di qualche promozione sul lavoro, non mi curerò per nulla, lasciandoli soli a  difendere l’osso che ogni tanto gli getta il padrone.

Però quella è la verità, è cronaca, in questo clima soporifero da “dittaturella da cafoni” l’unica che si è impegnata ad avere un respiro politico, ad intervenire in idioma comprensibile e ad approfittare della presenza  della Asl per fare il punto della situazione è stata l’ex capogruppo Pd Luisa Ciambella che ha snocciolato dati, posto questioni, introdotto il problema della giusta lettura di un rt che ha superato 2 in un recente passato e che dovremo imparare bene, per non correre rischi di troppo, ad interpretare.

Se poi è stata la sola a sentire l’esigenza di intervenire non è certo colpa sua, ma della catalessi spaventosa di un intero consiglio comunale che dimostra, salve qualche eccezione, ogni volta di più la sua inutilità per la città e la sua tendenza univoca ad inginocchiarsi davanti ai potenti.

Il dialogo che si è venuto a creare tra la Donetti e la Ciambella  è stato in ogni caso civile e signorile, al cospetto di tanta melma che andava ovunque spargendosi per l’aere su altri fronti.

Certo di giusta lettura dell’rt non si è saputo, nè di quarantene, ritardi, dettagliato  conteggio della “positività” di alunni e studenti, il monologo iniziale della direttrice asl, purtroppo non è servito a tranquillizzarci, ad eliminare un po’ di dubbi, a chiarire a tutti la reale situazione dell’emergenza Asl in città  e provincia (in soldoni, dico, modello virologi in tv).

Ma è almeno importante che in  un’ aula diventata una babilonia, una curva di ultrà pronti a tutto verbalmente, tra invettive e offese da osteria,  da camionisti,  l’equilibrio del presidente del consiglio Evangelista e la solare professionalità della dottoressa Puopolo abbiano permesso almeno che un po’ di dibattito si potesse svolgere  anche in un luogo sacro delle istituzioni dimenticato sia da Dio che dagli uomini che siano tali anche morfologicamente e nell’eloquio.

Una bruttissima pagina per la democrazia viterbese ormai in mano ad avventurieri senza scrupoli e a sempre più nauseanti mafiette da quarto mondo (il terzo va immensamente rivalutato al confronto).

(pasquale bottone)

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