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Viterbo, consiglio comunale, caporalato, lavoro nero: “Aprire un tavolo con il prefetto, rafforzare il controllo”, la mozione presentata dalla capogruppo Pd Luisa Ciambella

Viterbo, consiglio comunale, caporalato, lavoro nero: “Aprire un tavolo con il prefetto, rafforzare il controllo”, la mozione presentata dalla capogruppo Pd Luisa Ciambella

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Pubblichiamo integralmente la mozione  la mozione  presentata oggi in consiglio comunale dalla capogruppo Pd Luisa Ciambella “per aprire una riflessione sulla situazione del lavoro irregolare nella nostra città e censurare ogni tipo di comportamento atto a mettere in discussione la libertà sindacale e d’informazione”. 

 

Al Presidente del Consiglio comunale di Viterbo

Dott. Stefano Evangelista

 

Al Sig. Sindaco del comune di Viterbo

Prof. Giovanni Arena

 

LORO SEDI

 

 

Oggetto: A seguito dei gravi fatti di cronaca recentemente accaduti ai danni di Sindacalisti CGIL e del giornalista Daniele Camilli che si recavano nelle campagne per informare i lavoratori circa i loro diritti e doveri, si ritiene urgente una analisi con relative determinazioni del consiglio comunale, sul tema dello sfruttamento dei lavoratori e del rispetto della legge sul caporalato in agricoltura e comunque in qualsiasi ambito lavorativo dove si sfruttino lavoratori fragili abusando degli strumenti legislativi. A sostegno della libertà sindacale e di stampa, libertà fondamentali nell’ambito del nostro ordinamento costituzionale.

 

Premesso che

dalla stampa abbiamo appreso di una vera e propria aggressione ai danni di sindacalisti CGIL e di un giornalista, alla presenza delle forze dell’ordine, che si recavano nelle campagne della città di Viterbo per offrire sostegno e informazioni ai lavoratori che vi prestano la loro manodopera, per mano di persone che con atteggiamenti arroganti e atteggiamenti palesemente itimidatori  li hanno “invitati” ad andarsene oltre che a occuparsi di altro;

che il modo con cui queste persone, che svolgevano solo la loro attività a tutela dei lavoratori e dei loro diritti, sono state trattate fa percepire un sentimento di minaccia pesante che ha quasi sempre caratterizzato altre zone geografiche del nostro Paese;

che la libertà di stampa è un diritto costituzionale che non può essere calpestato;

che la libertà di stampa è un dovere sempre, tanto più quando si svolge giornalismo di inchiesta su tematiche calde che volgono a far emergere comportamenti potenzialmente illeciti;

 

Considerato che quanto è accaduto non può essere sottaciuto, tantomeno minimizzato;

che da tempo fenomeni socialmente gravi tendono ad essere sottovalutati dalle Istituzioni e dalla stessa politica  a livello locale e che questo modo di agire deve essere stroncato in favore di un atteggiamento di consapevolezza, e pretesa del rispetto della legge e delle regole che deve pervadere tutti ad ogni livello;

Ritenuto che la legge prevede modalità di controllo attraverso l’Ispettorato del lavoro, le forze dell’ordine e altri organi di stato;

che il comune potrebbe collaborare in questo ambito con il corpo dei vigili urbani;

Che lo spirito di questa mozione è quello di far rispettare il quadro normativo di legge in materia di lavoro e non quello di perseguitare le oneste persone  che con spirito di sacrificio affrontano il nostro tempo con tutte le difficoltà di una crisi economica che fatica a risolversi:

Che in materia di lavoro il quadro normativo è molto complesso e completo:

 

  1. il l. n. 138/2011, convertito in Legge n. 148/2011, a seguito della pressione delle forze sindacali, che  introdurrà nel nostro ordinamento il reato di “Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” (art. 603 bis c.p.).
  2. lgs. n. 109 del 16 luglio 2012, con cui è stata recepita la Direttiva Comunitaria 2009/52/CE (c.d. Direttiva sanzioni), ha inasprito le sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che assumono lavoratori in posizione irregolare, prevedendo delle ipotesi aggravanti (con pene aumentate da un terzo alla metà) nei casi in cui il divieto di impiego di cittadini stranieri il cui soggiorno è irregolare, sia caratterizzato da “particolare sfruttamento”. Tale decreto, inoltre, al fine di favorire l’emersione degli illeciti ha previsto, per le ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo, che lo straniero che presenta denuncia o coopera nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, possa ottenere, su proposta o con il parere favorevole del giudice, il rilascio di un PERMESSO DI SOGGIORNO DENOMINATO “PER CASI SPECIALI” ai sensi dell’articolo 22, comma 12 sexies del D.lgs n. 286/1998 (così come da ultimo modificato dalla legge n.  n. 132 del 1° dicembre 2018)
  3. Con l’entrata in vigore del Jobs Act, il Lgs n. 149/15 introduce l’Ispettorato Nazionale del Lavoro quale Agenzia unica di diritto pubblico che integra i servizi ispettivi del Ministero del Lavoro, dell’INPS e dell’INAIL. Esso, tra l’altro, svolge le attività di prevenzione e promozione della legalità presso Enti, datori di lavoro e associazioni finalizzate al contrasto del lavoro sommerso e irregolare. Inoltre esercita e coordina su tutto il territorio nazionale la vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria, nonché legislazione sociale, nei limiti delle competenze già attribuite al personale ispettivo del Ministero del Lavoro.
  4. Successivamente, la Legge n. 199/2016 (Legge sul caporalato), recante “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo“, ha previsto specifiche misure per i lavoratori stagionali in agricoltura ed esteso responsabilità e sanzioni per i caporali e gli imprenditori che fanno ricorso alla loro intermediazione. I principali filoni di intervento della legge riguardano:

– la riscrittura del reato di caporalato (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), che introduce la sanzionabilità anche del datore di lavoro;

– l’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità;

– l’arresto obbligatorio in flagranza di reato;

– il rafforzamento dell’istituto della confisca;

– l’adozione di misure cautelari relative all’azienda agricola in cui è commesso il reato;

– l’estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato;

– l’estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo anti tratta;

– il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura;

– il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.

Nello specifico, tale legge riformula, aggiorna e inasprisce il dettato dell’art. 603-bis del Codice Penale che prevede sanzioni in presenza di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. La responsabilità e le sanzioni sono quindi estese sia ai caporali che agli imprenditori che ricorrono alla loro intermediazione.

  1. La legge della Regione Lazio  18 del 14/08/2019 sul caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori.

 

  1. Infine, il Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura (Cura – Legalità – Uscita dal Ghetto), sottoscritto il 27 maggio 2016 e in vigore sino a Dicembre 2017, ha rappresentato uno primo impegno istituzionale e interregionale.

Dal 3 settembre 2018 inoltre, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha convocato un primo tavolo tecnico di coordinamento per definire una strategia nazionale, attraverso un piano triennale, per il contrasto al fenomeno del grave sfruttamento lavorativo.  L’articolo 25 quater della Legge n. 136/2018, con cui è stato convertito  in legge il D.L. n. 119/2018 , ha ufficialmente istituito presso il Ministero del Lavoro il TAVOLO SUL CAPORALATO “allo scopo di promuovere la programmazione di una proficua strategia per il contrasto al fenomeno del caporalato e del connesso sfruttamento lavorativo in agricoltura”.

ll nuovo Tavolo, presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, è composto da rappresentanti di vari Ministeri (Interno, Giustizia, Politiche agricole,   Infrastrutture e dei trasporti), dell’ANPAL, dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’INPS, del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, del Corpo della guardia di finanza, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI). Potranno partecipare alle riunioni del Tavolo rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori del settore nonche’ delle organizzazioni del Terzo settore. Il Tavolo opererà per tre anni dalla sua costituzione e potrà essere prorogato per un ulteriore triennio.

 

 

 

Si ritiene dover impegnare il Sindaco:

 

  1. A sollecitare il Prefetto a istituire un tavolo di lavoro, anche alla presenza delle organizzazioni datoriali, sindacali e dell’ispettorato del lavoro, volto a raccogliere tutte le informazioni circa tutti i possibili ambiti di sfruttamento del lavoro di uomini e donne nella nostra città. Per poter avere il quadro della dimensione del fenomeno. Auspicando una analisi che tenga conto almeno della situazione dell’intera Tuscia.
  2. A far collaborare, ove possibile, il corpo dei vigili urbani alle attività di controllo;

 

  1. A farsi parte attiva con gli organi di controllo preposti in materia di lavoro affinchè si facciano i controlli necessari.
  2. A farsi parte attiva in collaborazione con le scuole del territorio comunale nel promuovere campagne di sensibilizzazione circa il rispetto dei lavoratori e contro ogni forma di sfruttamento degli stessi, e di una campagna informativa circa la libertà di stampa e sindacale.

 

 

Luisa Ciambella

Capogruppo PD comune di Viterbo

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