Home Politica Viterbo, Comune, Ricci-web, un politico a fine carriera, una voce “poco plurale” per il gazzettino stra-local della sinistra che non c’è, prove tecniche di disfatta elettorale
Viterbo, Comune, Ricci-web, un politico a fine carriera, una voce “poco plurale” per il gazzettino stra-local della sinistra che non c’è, prove tecniche di disfatta elettorale

Viterbo, Comune, Ricci-web, un politico a fine carriera, una voce “poco plurale” per il gazzettino stra-local della sinistra che non c’è, prove tecniche di disfatta elettorale

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E dopo le dimissioni della Ciambella da capogruppo la parola passò per il rinnovamento della presenza pd  a palazzo dei priori all’ex assessore meno empatico di tutti i tempi, l’attempato Alvaro Ricci che, più passa il tempo più ama esibirsi dal vivo in dissertazioni politico filosofiche da demiurgo della stra-local sinistra liberal socialista (come da definizione dello stesso Ricci). Solo che la cultura liberal socialista dovrebbe favorire il dialogo con il territorio, il pluralismo delle voci, l’attempato e tautologico Ricci invece non fa che esternare luoghi comuni e vetuste proposte,   o in assemblea con movenze e riti da tribuno dell’entroterra etrusco,  o tramite il gazzettino stra-local house organ della sinistra Pd, dell’ ASL locale, della regione Lazio su Viterbo, dei seguaci acritici del Lukaschenko dei Cimini, padre padrone del partito zingarettiano in Tuscia ormai da anni.

A parte la prolissità, la retorica, una certa esperienza maturata in decenni di politica minore, Ricci si propone come una sbiadita copia di se stesso che cerca disperatamente di non finire ai giardinetti.

La situazione della sinistra pd è disastrosa in città ed è sotto gli occhi di tutti: il “non classificabile” Quintarelli, l’associazionista Lina Delle Monache che si limita a qualche comunicazione sporadica o poco più, il super-egocentrico Serra che fa la solita bella mostra di cattivo umore e di incompatibilità caratteriale con l’universo,  spesso e  volentieri diserta il consiglio chiamato da responsabilità medico  scientifiche di interesse interplanetario, un quadro che non entusiasmerebbe neanche i più impavidi ottimisti della volontà.

E pensare che la sinistra cittadina aveva avuto i Poleggi, gli Sposetti, giganti al cospetto, ma anche il più  giovane Mazzoli brillerebbe al confronto di ben altra luce.

Ora questa area politica appare distrutta e rappresentata decentemente, almeno come forma, dall’esterno Barelli, discutibile non poco per i suoi conflitti d’interesse e per la sua attività parallela di operatore culturale, ma in consiglio almeno sempre vivace e comprensibile.

E non si può non dire oggettivamente che l’ex capogruppo Ciambella metteva ben altra grinta, energia e voglia di fare nei suoi interventi rispetto alla recita del solito copione devoto ai padri padroni degli sfortunati democrats di sinistra  local (di cui l’ex capogruppo appariva molto più a sinistra, nel suo moderatismo progressista di cattolica democratica, molto vicino idealmente a Papa Francesco).

Considerando che il partito dovrebbe essere uno e la tendenza all’egemonia di un certo autoritarismo pseudo popolare  passata agli archivi (ma resiste in tuscia), c’è poco da stare allegri per gli elettori del centrosinistra viterbese.

(pasquale bottone)

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