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Viterbo, Civismo stra-local, “Io sono civico”, il consigliere-baritono Antoniozzi lancia  il nuovo progetto “revanche”  della baby-destra-frontiniana

Viterbo, Civismo stra-local, “Io sono civico”, il consigliere-baritono Antoniozzi lancia il nuovo progetto “revanche” della baby-destra-frontiniana

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Il cosiddetto civismo e le cosiddette liste civiche esistono in Italia da quando è stato introdotto, nelle sue forme più ristrette o più ampie, il suffragio universale. Per non andare troppo indietro nel tempo, è fin dal secondo dopoguerra, quando questa disgraziata Repubblica prese il posto di una pessima monarchia, che le liste civiche sono costantemente presenti, sia a livello locale che nazionale, nella vita politica italiana. A mero titolo d’esempio, ricordiamo che nei piccoli comuni, al di sotto ma anche al di sopra dei 1000 abitanti, la lista civica è sempre stata una consuetudine. Le liste civiche di sinistra erano spesso contrassegnate dal logo “vanga e stella”, quelle di centro (DC più partiti centristi) o di centro-destra (DC più MSI-DN) da loghi più neutri o vagamente patriottardi. E’ solo alla fine degli anni 70 del secolo scorso che in alcune specifiche realtà territoriali nascono liste civiche in forte e polemica contrapposizione ai partiti tradizionali della cosiddetta Prima Repubblica.

Un caso da manuale è quello della Lista per Trieste, meglio nota come “il melone”, fondata dal liberale e massone Manlio Cecovini, che governò per un lustro (1978-1983) il comune capoluogo del Friuli-Venezia Giulia grazie all’appoggio esterno di due partiti anti regime come il MSI-DN e il Partito Radicale (i cui rispettivi leader Giorgio Almirante e Marco Pannella, non a caso, sedevano nei banchi del consiglio comunale). Il civismo stra-local, purtroppo, ha origini assai meno nobili. Se infatti a Trieste “il melone”, di concerto con il MSI-DN e il Partito Radicale, si batteva contro l’esiziale “patto di Osimo”, a Viterbo l’unica reale battaglia che le liste civiche hanno condotto dal 2013 a oggi è quella per conservare potere e visibilità politica a personaggi provenienti dal vecchio e rissoso centro-destra come Gian Maria Santucci (ex DC, ex Forza Italia, ex UDC), Filippo Rossi (ex MSI-DN, ex AN, ex FLI) e Chiara Frontini (ex AN). Proprio perché un po’ di storia del nostro paese la conosciamo, ci ha fatto sorridere, se non proprio ridere, la nuova iniziativa civica stra-local del consigliere-baritono-regista Alfonso Antoniozzi.

Eletto consigliere comunale nella lista civica di Chiara Frontini “Viterbo 2020”, questo uomo di spettacolo prestato alla politica stra-local poche ore fa ha annunciato, ovviamente “in esclusiva” sul webgazzettino stra-local più letto dell’universo, la nascita di “Io sono civico”. Si tratta, leggiamo in una poco empatica cronaca di un attempato e pensionando Signorino Grandi Firme, di un “laboratorio di cittadinanza attiva” (niente meno), che “ha già un logo e pure il presidente: Alfonso Antoniozzi” (nientepopodimeno), e che sarà un luogo di confronto “su urbanistica, cultura, sociale, sport. Un luogo a disposizione dei cittadini. Siamo tutti convinti che bisogna tornare a incontrarci e parlare, non solo virtualmente. Mettere le nostre idee a confronto. Ci si confronterà e magari ci si scontrerà in modo costruttivo, per Viterbo” (addirittura). La presenza a questa conferenza stampa semiclandestina di Chiara Frontini, la Cristina D’Avena della politica stra-local, dà luogo a una precisazione (“Non ha nulla a che vedere [con “Viterbo 2020”], questo è un esperimento che se funziona spero che duri anche venti anni”) che ha il forte sapore (Antoniozzi, vecchio liceale, capirà al volo, gli altri consultino i traduttori on-line) della classica “excusatio non petita, accusatio manifesta”. Il poco ispirato pezzullo si conclude con un piccolo grande scoop fornito su un piatto d’argento da Cristina D’Avena Frontini: “Per Viterbo 2020 ci sarà un cambiamento ma se ne parlerà più avanti”.

In attesa di questo senza dubbio epocale cambiamento stra-local, non possiamo non ripercorrere la finora breve ma paradigmatica carriera politica del civico Antoniozzi. Genericamente libertario e “de sinistra”, il celebre baritono e regista è sempre stato politicamente organico a liste civiche stra-local autenticamente di destra. Tale era ed è “Viva Viterbo” di Filippo Rossi, che tuttora si definisce un uomo di destra (sia pure “buona”), di cui nel 2013 fu testimonial e assessore (mancato) in pectore; tale era ed è “Viterbo 2020”, i cui candidati ed eletti provengono in larghissima parte dall’area neo e post fascista, sotto le cui insegne è stato eletto consigliere.

Molte idee ma tutte confuse, Antoniozzi, che in consiglio comunale non hai mai brillato né per presenza (solo ora che il parlamentino si riunisce in remoto è un po’ più assiduo) né per incisività, per non sbagliare va spesso e volentieri a rimorchio delle Grandi Campagne di Stampa del megadirettore galattico del sito stra-local più letto dell’universo (numerosi i suoi “Riceviamo e pubblichiamo” in sostegno di questa o quella iniziativa magadirettoriale). Non pago, ora ha fondato questo luogo d’incontro civico che, com’è facile prevedere, diventerà la passerella di tutti i più consunti personaggi stra-local in cerca d’autore e soprattutto di prebende. Buona fortuna.

(Libero Benco)

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