Home Cronaca Viterbo, caso Globo, la senatrice Maiorino (M5s) attacca il comune ed ecco che il gazzettino-stralocal la “manganella” con un titolo a difesa di Arena
Viterbo, caso Globo, la senatrice Maiorino (M5s) attacca il comune ed ecco che il gazzettino-stralocal la “manganella” con un titolo a difesa di Arena

Viterbo, caso Globo, la senatrice Maiorino (M5s) attacca il comune ed ecco che il gazzettino-stralocal la “manganella” con un titolo a difesa di Arena

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A forza di autoproclamarsi grandi studiosi del fascismo non è difficile acquisire, inconsciamente o meno, il modus operandi del defunto regime. Prendiamo ad esempio il manganello, vanto e simbolo degli squadristi della prima ora. Impossibile, in questi tempi così volgarmente democratici, prendere a manganellate in testa, o in altre parti più sensibili del corpo, avversari e nemici. Però il manganello può essere sempre utilizzato, in maniera violentemente metaforica, contro avversari e nemici. Esempio: la senatrice Alessandra Maiorino (Movimento 5 Stelle) osa criticare, per dirla alla viterbicola, gli amichi mii? Pubblico il suo comunicato con un titolo che la fa sembrare la classica “rosicona”.

Et voilà, pronto il titolo-manganellata da calare sulla testa della temeraria senatrice: “Mi hanno esclusa dall’inaugurazione del centro antiviolenza, poi al Globo hanno fatto assembramento…”. Chi legge un titolo del genere, e spesso chi naviga sul web presta attenzione più al titolo che al testo, più essere indotto a credere che la senatrice voleva partecipare all’inaugurazione del centro violenza in tempi di “zona rossa” e, non avendolo potuto fare perché non le era consentito dalle norme antipandemia, ora si vendica attaccando Battistoni & Co. che hanno presenziato all’incredibile e assurda inaugurazione (questa sì  avvenuta in spregio di tutte le norme antipandemia) del nuovo centro commerciale.

Peccato, per i simpatici manganellatori del webgazzettino stra-local più di più di regime e più letto dell’universo e solo per loro, che le cose non siano andate esattamente così. Quando è stato inaugurato il centro antiviolenza, l’8 marzo scorso, Viterbo, come il resto del Lazio, non era ancora in “zona rossa”. A quanto ci risulta, la senatrice Alessandra Maiorino aveva preventivamente telefonato al comune di Viterbo per chiedere di poter partecipare all’inaugurazione del centro antiviolenza, del quale, si legge nel comunicato, “avevo assistito passo passo alla realizzazione, ma l’amministrazione mi ha fermato, adducendo motivazioni di sicurezza dovute alla pandemia”. Evidentemente per il comune di Viterbo per presenziare alle inaugurazioni non basta essere senatori, ma bisogna anche chiamarsi Francesco Battistoni.

E tra l’altro, se si guardano le foto pubblicate proprio dal webgazzettino stra-local, in una si vedono ammassate gomito e gomito, davanti alla sede del centro antiviolenza, tra le 10 e le 20 persone. Una in più, che tra l’altro aveva persino avuto la buona creanza di telefonare prima, era un problema? Prima la maleducazione istituzionale, poi il manganello mediatico. Niente mezze misure, qui da noi. Benvenuta a Viterbo, senatrice Maiorino!

(Peppino Pulitzer)

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