Home Cronaca Viterbo, Caso Globo, Arena è una Treccani della Gaffe si dimetta e spieghi il perchè dei suoi caffè con Lorìa
Viterbo, Caso Globo, Arena è una Treccani della Gaffe si dimetta e spieghi il perchè dei suoi caffè con Lorìa

Viterbo, Caso Globo, Arena è una Treccani della Gaffe si dimetta e spieghi il perchè dei suoi caffè con Lorìa

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E il terzo giorno arrivarono non le scuse, ma una sorta di goffa giustificazione. Subissato da un coro di critiche, provenienti non solo dall’opposizione (come in un primo tempo ha tentato, poco furbescamente, di far credere) ma dalla sua stessa maggioranza e dai commercianti (in passato suoi grandi elettori), sbattuto sulle pagine di siti e testate nazionali per la singolare iniziativa, il sindaco pro tempore (speriamo ancora per poco) Giovanni Maria Arena ora giudica la sua presenza all’inaugurazione in pompa magna dell’ennesimo centro commerciale ammazza-piccoli e medi commercianti come “inopportuna”. Noi invece, e non siamo gli unici, crediamo inopportuna la sua permanenza sulla poltrona di primo cittadino di Viterbo. Se veramente, come ribadisce anche in questo ultimo patetico messaggio via social, è attaccato alla città, il sindaco può dimostrarlo in una sola maniera: rassegnando al più presto le sue dimissioni.

Viterbo ha bisogno di una guida autorevole e Arena, obiettivamente, in questi tre anni scarsi di sindacatura ha dimostrarlo, più di una volta, di non essere all’altezza dell’oneroso compito. Eletto con un margine esiguo di voti al ballottaggio, ostaggio dei tanti famelici gruppi e gruppetti familiar-politici in cui è suddivisa la sua maggioranza, il sindaco si è inizialmente distinto come un teorico della trasformazione dell’antica e nobile Sala d’Ercole in una berciante osteria. Dalla teoria alla pratica, Arena ha dato vita, sin da subito, a rissosi siparietti a base di insulti, toni alti e offese personali con i consiglieri Barelli, Ricci e Frontini. Seguiti da scuse più o meno convinte. Quando la Direzione Investigativa Antimafia di Roma, che non è proprio la bocciofila di Valle Faul o qualche ridicolo e impettito Roberto Saviano de noantri, scopre e sgomina un’organizzazione mafiosa calabrese-viterbese-albanese che spadroneggia a Viterbo, il sindaco in consiglio comunale nega l’esistenza di qualsiasi tipo di mafia a Viterbo e (stra)parla di “quattro delinquentelli”.

In seguito dirà che la sua infelice uscita “negazionista” era concordata con la magistratura per non interferire con le indagini ancora in corso, ma la Procura della Repubblica di Viterbo non farà eco alle sue parole. Non pago di aver minimizzato i poco eleganti termini con cui in un’intercettazione i mafiosi calabresi-viterbesi-albanesi lo definiscono,  il sindaco parimenti minimizza la presenza nella lista dei candidati di “Forza Italia” alle amministrative viterbesi del 2018 di Antonio Lorìa, un ristoratore accusato dalla magistratura di spaccio di cocaina e soprattutto di aver agito come basista della rapina a mano armata alla gioielleria “Bracci”: “Era il pizzettaro che faceva la pizza più buona di Viterbo, piaceva anche a mia moglie. Durante la campagna elettorale diceva che aveva molti voti e lo abbiamo inserito. Non so che capi di imputazione abbia, è stata una sorpresa. Ma quando è stato candidato era solo un artigiano che faceva la pizza buona. E io ci andavo a mangiare come tanti. Anzi, proprio per quella pizza così buona mi dispiace che abbia chiuso”.

Quindi per essere candidati in “Forza Italia”, sostiene Arena, basta fare la pizza buona e vantare molti voti. Tanto alla difesa d’ufficio del sindaco amante della pizza buona e dei pizzettari millantavoti in casi come questi ci pensa il webgazzettino stra-local più di regime e più letto dell’universo: “Loria, candidato consigliere comunale alle elezioni amministrative del 1o giugno 2018 nella lista di Forza Italia per l’attuale sindaco Giovanni Arena, prese appena 23 preferenze su un totale di 4298 voti di lista, per una modestissima percentuale dello 0,43%”. Come se il problema fosse il numero di preferenze ottenute o l’eventuale elezione a consigliere e non il segnale che con la presenza in lista di Lorìa si dà ai suoi sodali. Ma queste sono inezie che le attempate Signorine Grandi Firme, tutte prese dai calcoli matematici e dalla difesa della lucrosa “linea editoriale” più che del sindaco, probabilmente ignorano. Salvo poi sproloquiare, quando serve, di Peppino Impastato e Giancarlo Siani.

In tempi di Covid 19, infine, Arena ha inanellato talmente tante gaffe che occorrerebbe un’opera in più volumi, tipo Enciclopedia Treccani, per elencarle esaustivamente tutte. L’ultima in ordine di tempo è appunto “l’inopportuna” inaugurazione del nuovo centro commerciale. La città di Viterbo, specialmente in tempi di emergenza sanitaria, sociale ed economica come questi, non può più permettersi la presenza sulla poltrona di sindaco di un uomo che ha ampiamente dimostrato, a voler essere benevoli, tutta la sua inadeguatezza a ricoprire il delicato incarico. Le dimissioni di Giovanni Maria Arena dalla carica di sindaco, al punto in cui siamo arrivati, sono non solo opportune, ma doverose e necessarie. Per il suo bene e soprattutto per il bene dei viterbesi.  

(Fabio Messalla)

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