Home Cronaca Viterbo, Belcolle, un altro giallo: maresciallo capo muore dopo intervento, la famiglia chiede alla Procura di indagare
Viterbo, Belcolle, un altro giallo: maresciallo capo muore dopo intervento, la famiglia chiede alla Procura di indagare

Viterbo, Belcolle, un altro giallo: maresciallo capo muore dopo intervento, la famiglia chiede alla Procura di indagare

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Un altro decesso al Belcolle che fa già discutere; quello del maresciallo capo Domenico Lippolis, venuto a mancare lo scorso 7 febbraio dopo un intervento. Ecco come la famiglia riassume le varie fasi della inaspettata tragedia avvenuta in una lettera inviataci che pubblichiamo di seguito 

 

La storia inizia il 30 dicembre, data in cui il maresciallo capo Domenico Lippolis viene ricoverato nel nosocomio viterbese a causa di un malore. I familiari stretti sospettavano già che si trattasse di un ictus. Infatti, gli venne effettuata la trombolisi per dissolvere trombi o emboli. Dopo 17 giorni di ricovero è stato trasferito a Villa Immacolata. Nei giorni successivi sembrava che le sue condizioni di salute stessero progressivamente migliorando anche grazie alla riabilitazione.

Durante il periodo di riabilitazione il paziente accusava però forti dolori. Essendo stato dimesso in forma protetta, i sanitari di Villa Immacolata stavano a stretto contatto con l’ospedale di Belcolle, dove, vista la situazione, hanno reputato opportuno eseguire una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, effettuata il 27 gennaio.

Il 1° febbraio la consulenza del neurochirurgo a seguito dell’esame citato, dove si evinceva una massa di circa 3 cm. Il neurochirurgo in considerazione della sintomatologia del paziente consigliò di eseguire un intervento chirurgico con rimozione della neoformazione intradurale a livello L3-L4. Disse che tale intervento era indispensabile per evitare con certezza la paralisi degli arti inferiori.

Nei giorni successivi il paziente è stato trasferito più volte da Villa Immacolata a Belcolle, finché il 5 febbraio viene portato in quest’ultimo ospedale per l’intervento. Il paziente viene operato il 7 febbraio, entra in sala operatoria alle 7.30/7.40. L’intervento era stato definito di routine con un rischio di mortalità pari al 2/3%, inoltre la durata dello stesso doveva essere di 3 massimo 4 ore.

Le ore passano e non si hanno notizie finché alle 17.30 circa il figlio viene a conoscenza che l’intervento era concluso e che da lì a poco il padre sarebbe stato portato in camera di risveglio dove sarebbe rimasto per circa due ore. Alle 18.30 circa il paziente viene riportato in reparto dove dopo circa un’ora e mezza avviene il decesso. I familiari più volte hanno chiesto l’intervento di un medico in quanto si erano accorti che non stava bene, ma quando si sono resi conto della gravità della situazione ormai era troppo tardi.

Le domande che si pongono sono diverse: 1) perché l’intervento, considerato di routine, nel complesso è durato quasi 11 ore dato che per certo si sa che il paziente ha lasciato il reparto alle 7.30 circa per ritornarvi alle 18.30 circa? 2) Visto il suo stato di salute – proveniva da una recente sintomatologia da ictus – era realmente necessario effettuare questo intervento con una ovvia anestesia totale. 3) L’equipe medica, essendo a conoscenza del fatto che il paziente aveva problemi arteriosi, perché, considerato che il chirurgo riferiva ai parenti che lo stesso aveva avuto difficoltà a risvegliarsi, non si è organizzata per trasferirlo in terapia intensiva se non addirittura in rianimazione? 4) Perché dopo 3 ore dal decesso il chirurgo ha convocato i familiari per comunicare che era stata disposta l’autopsia per accertare la causa della morte?

Gli interrogativi sono tanti ci auguriamo che la Procura dia le risposte adeguate.

famiglia Lippolis

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